MEDITAZIONI PRIMA DELLA COMUNIONE
Theodoros Rallis, Pregando prima della Comunione, 1890, Megara
Dalle opere di san Giovanni Crisostomo
Grandezza e santità dei doni che ci vengono trasmessi nel sacramento dell’Eucaristia
Il Cristo unì sé stesso a noi ed in noi dissolse il suo Corpo, affinché costituissimo con lui un’unità, come il corpo congiunto alla testa. Questo è il segno del più grande amore. Ad esso alludeva anche Giobbe quando parlava dei suoi domestici che l’amavano al punto da desiderare di fondersi con lui nella carne: Chi ci darebbe da saziarci della sua carne?[1] Così essi dicevano desiderando esprimere il loro grande amore per lui. Con questo fine agì così anche il Cristo: per condurci ad una più stretta unione con lui e per dimostrare il suo amore per noi, a quanti desideravano non solo vederlo, egli concesse anche di portarlo e mangiarlo e di unirsi a lui e di saziare per mezzo suo ogni desiderio. Spesso i genitori danno i loro figli ad altri perché li nutrano. Ma io, dice il Salvatore, non agisco così, poiché vi nutro con la mia carne, offro me stesso a voi, desiderando che vi eleviate e concepiate buone speranze per il futuro. Chi ha dato se stesso qui, ben più farà per voi nell’altra vita. Io ho voluto essere vostro fratello, per voi presi la carne ed il sangue. E questa carne e questo sangue, per mezzo dei quali mi sono imparentato con voi, di nuovo do a voi.
Questo Sangue ci dà un aspetto fiorente e regale, provoca una bellezza indicibile. Non permette che appassisca la nobiltà dell’anima, poiché incessantemente la disseta e la nutre. Il nostro sangue che si forma dal cibo, non diventa tale subito, ma all’inizio è qualcosa di diverso. Invece questo Sangue subito disseta l’anima e le dà una forza immensa. Questo Sangue, ricevuto degnamente, allontana da noi i demoni e chiama accanto a noi gli Angeli ed il Signore degli Angeli. I demoni fuggono quando vedono il Sangue del Signore, mentre gli Angeli si raccolgono lì. Versato sulla Croce, questo Sangue ha lavato tutto il mondo. Di questo Sangue molto discute il beato Paolo nella lettera agli Ebrei. Questo Sangue ha purificato un luogo inaccessibile, il Santo dei Santi. Se la sua immagine ha avuto tanta efficacia sia nel tempio ebraico che in Egitto, quando le soglie delle case ne erano unte, a maggior ragione ne ha di più quello vero. Questo sangue ha santificato l’altare d’oro. Senza di esso il sommo sacerdote non osava entrare in un luogo inaccessibile. Questo sangue consacrava i sacerdoti. Esso nell’immagine lavava i peccati. Se nell’immagine aveva tanta forza, se la morte temeva così la sua ombra, quanto più ha da temere quello vero? Esso è la salvezza delle nostre anime. Con esso si lava l’anima, con esso si abbellisce, si infiamma e la nostra mente diventa più splendente dell’oro. Questo Sangue è stato versato ed ha reso il Cielo accessibile a noi.
Terribili in verità sono i Misteri[2] della Chiesa, terribile è in verità l’altare. Nel Paradiso celeste sgorgava un ruscello che dava origine ai fiumi sensibili; in questo altare invece c’è una fonte da cui sgorgano fiumi spirituali. Accanto a questa fonte non sono piantati salici, che non producono frutti, ma alberi che raggiungono il cielo e generano un frutto sempre fresco, che mai si secca. Se qualcuno è tormentato dalla calura, vada a questa fonte e si rinfrescherà, poiché essa annienta la siccità e rinfresca tutto ciò che è bruciato, non dal sole, ma dalle frecce ardenti del diavolo. La sua origine è in alto. Accanto ad essa ci sono molti ruscelli, che il Consolatore fa sgorgare ed intermediario tra noi e loro è il Figlio, il quale non apre loro la strada con la vanga, ma facendo sorgere in noi la buona disposizione. Questa è la fonte della luce, che riversa raggi di verità. Ad essa accorrono anche le potenze celesti, per contemplare la bellezza dei suoi ruscelli, poiché esse vedono più chiaramente anche la potenza dei doni presenti ed il loro splendore inaccessibile. Se fosse possibile che qualcuno intingesse la propria mano o la lingua nell’oro fuso, esse immediatamente diventerebbero oro. Un effetto simile ed ancora maggiore produce nell’uomo l’Eucaristia. Con più violenza del fuoco bolle e scorre questo fiume, ma non brucia, poiché soltanto purifica tutto ciò che tocca. Questo Sangue anticamente era stato prefigurato sugli altari nei sacrifici prescritti dalla Legge. Esso è il prezzo per il riscatto dell’universo. È il prezzo con il quale Cristo acquistò la Chiesa e con esso la abbellì tutta. Come colui che acquista schiavi, paga per loro un prezzo in oro e poi, desiderandoli abbellire, li adorna di oro, così anche il Cristo ci acquistò con il suo Sangue e ci ha abbellito con il suo Sangue. Coloro che si comunicano con questo Sangue stanno assieme agli Angeli, agli Arcangeli ed a tutte le potenze celesti, rivestiti della veste regale del Cristo ed hanno un’arma spirituale. Ma con ciò non ho detto ancora nulla di meraviglioso: essi sono rivestiti dello stesso Re. Ma per quanto grande e meraviglioso sia questo Mistero, altrettanto è vero anche che se ti accosti ad esso con purezza, ti avvicini alla salvezza, ma se lo fai con la coscienza non pura, ti accosti alla punizione ed al tormento. È detto: Colui che mangia e beve (il Signore) indegnamente, mangia e beve la propria condanna[3]. Se quelli che profanano la porpora imperiale, sono puniti nella stessa maniera di coloro che la stracciano, non dobbiamo stupirci se quanti ricevono il Corpo con animo impuro saranno puniti con la stessa pena di coloro che l’hanno lacerato con i chiodi. A quale pena tremenda allude Paolo con le parole: Quando uno va contro la legge di Mosè, viene condannato a morte senza misericordia, sulla parola di due o tre testimoni. Quale castigo dovrà ricevere chi avrà rifiutato il Figlio di Dio, chi avrà disprezzato il Sangue della nuova alleanza che lo aveva purificato?[4] Fino a quando saremo legati a questa vita terrena? Quando ci leveremo? Fino a quando non ci cureremo della nostra salvezza? Consideriamo di che cosa ci ha reso degni Dio, ringraziamolo, lodiamolo non solo con la fede, ma anche con le opere.
Dalle opere di San Efrem Siro
Che cosa darò in cambio al Signore per tutto ciò che mi ha dato? Riceverò il calice della salvezza
Il Signore ha una grande pazienza e ci conduce tutti nel suo Regno. Ma chiederà conto a ciascuno di noi dell’indifferenza in questo breve periodo della vita. Egli ci dirà: Per voi mi sono incarnato, per voi ho camminato, rendendomi visibile a tutti, sulla terra, per voi fui battuto, per voi fui crocifisso, per voi, nati dalla terra, mi fu dato da bere l’aceto, per rendervi santi e degni del Cielo. Ho donato a voi il mio Regno, ho chiamato voi tutti miei fratelli e vi ho mandato il Santo Spirito. Che cosa potevo fare più di questo, e non l’ho fatto, per salvarvi? Non voglio far violenza alla libertà della vostra volontà, perché la salvezza vostra non sia opera della necessità, indipendentemente dal vostro arbitrio. Dite, peccatori, mortali per natura, che cosa avete sofferto per me, che sono il vostro Padrone e che per voi ho sofferto?
Venite tutti assieme, chiniamoci davanti a Lui, piangiamo davanti al Signore, che ci ha creato, e diciamo: Che darà in cambio la stirpe dei peccatori a te che sei Dio irraggiungibile, clemente e misericordioso? Tu, che hai illuminato con la grazia tutto l’universo, illumina gli occhi del nostro cuore, affinché amiamo te, Padrone, e con amore facciamo sempre la tua santa volontà.
Ecco il calice del tuo tremendo Sangue, pieno di luce e di vita. Concedici di comprendere e di essere illuminati, affinché con amore e con santità di fede ci accostiamo ad esso, di modo che ci sia causa di remissione dei peccati e non di condanna.
Alla Madre di Dio per una santa comunione dei Santi Misteri
O Madre di Dio, che sei superiore ad ogni parola e ad ogni mente umana! O Vergine, che incomparabilmente hai superato ogni verginità, poiché sino alla nascita divina fosti vergine più di tutte le vergini e tale sei rimasta al momento della nascita del Cristo e dopo di essa! Mi rivolgo a te con la preghiera, Signora, supplico te, difendimi in questo momento poiché, se mai ho avuto bisogno del tuo aiuto, ora ho particolarmente necessità della tua protezione. Io sono tutto impurità e fango peccaminoso, sono ridotto ad essere la dimora di passioni che rovinano l’anima, e, ciononostante, mi appresto ad accostarmi ai purissimi e tremendi Misteri del tuo Figlio e Dio. Perciò sono tormentato dalla paura e sono in preda al tremore a causa dell’insopportabile quantità dei miei peccati. Ma se mai resto senza la Comunione sotto il pretesto della propria indegnità, cadrò in un più profondo abisso e mi sottoporrò a maggiori castighi. Per me è terribile in uno e nell’altro caso.
Ricorro a te e sii clemente con me, mia purissima Signora. Con la tua confidenza materna nei confronti del tuo Figlio e Dio, chiedi per me la remissione dei precedenti peccati e concedimi di purificarmi e di illuminarmi con la comunione di questi Misteri. E mostrami la via per la quale possa trascorrere nella penitenza, nella purezza e nell’umiltà il resto dei miei giorni. Rimani con me sempre sia mentre parlo, che mentre agisco ed in tutti i movimenti dell’anima mia e del mio corpo. Dammi la direzione giusta, precedimi, guidami, respingi da me tutte le forze avverse e, sebbene servo inutile, concedimi e conservami in tutti i modi la tua clemenza.
Da “La mia vita in Cristo” di san Giovanni di Kronstadt
Meditazioni sul Mistero della Comunione
Nelle parole: Prendete, mangiate, questo è il mio Corpo, e bevete da questo (calice) tutti, questo è il mio Sangue è espresso l’infinito amore di Dio per il genere umano. C’è di che meditare per ciascuno di noi che spassionatamente considera a fondo i decreti di Dio concernenti il genere umano e se stesso. Un sacro tremore attraversa tutte le membra, tutta la persona di chi non sia prevenuto, né legato a passioni terrene ed ai piaceri umani, quando con l’orecchio del cuore sente il sacerdote che pronuncia queste parole. O amore perfetto e fortissimo, che tutti abbraccia! Pur essendo il Signore di tutti e Dio creatore, annichilendosi egli, che era senza passioni, unì a sé ciò che era creato e sacrificò precedentemente se stesso come Pasqua per coloro per i quali sarebbe morto: Mangiate, esclamò, il mio Corpo e rafforzatevi nella fede[5]. Quale bontà infinita, quale sapienza e giustizia divine si manifestano nel dare a noi il purissimo Corpo e Sangue del Cristo! Quale condiscendenza! Di che siamo resi degni per mezzo di essi, di quale salvezza, di quale purificazione, santificazione, di quale rinnovamento! Di quale onore, dell’onore della deificazione, dell’unione con Dio, della fusione con la divinità! Infatti grazie alla Comunione del purissimo Corpo e Sangue del Cristo diventiamo carne della sua carne ed ossa delle sue ossa[6].
Mi stupisco di fronte alla grandezza del sacrificio del Corpo e del Sangue del Cristo, dinanzi alla sua santità, sapienza, universalità, di fronte all’amore incommensurabile, che in esso è nascosto, dinanzi alla sua potenza redentrice, che può purificare da ogni peccato coloro che sinceramente si pentono e si comunicano con fede, di fronte alla vita eterna, in esso racchiusa, dinanzi alla potenza divina che divinizza noi mortali, di fronte al suo carattere miracoloso! O Signore Gesù Cristo, tu sei tutto lì, ti vediamo, ti tocchiamo, ti sentiamo lì.
Ti ringrazio, Signore, Pane della vita e Fonte d’immortalità, che ci hai dato il tuo Corpo ed il tuo Sangue perché li mangiassimo e bevessimo, affinché purificati e santificati qui sulla terra, potessimo entrare nel tuo eterno Regno e godervi della tua eterna visione e della tua vita eterna. Non permettere, Signore, che mi preoccupi solo dei cibi di questa terra, non permettere che mi appassioni per essi, ma fa che mi unisca solo a te. Tu vieni da me, Datore di vita, per strapparmi dalle mascelle del serpente infernale, per purificarmi dalla sozzura delle passioni, a portare la pace al mio cuore sconvolto, a dar vita alla mia anima mortificata, a rallegrare il mio spirito pieno d’affanni ed avvilito. Tu vieni a nutrire me tormentato dalla fame del peccato, a vestire me che sono privo di ogni virtù, a rafforzarmi nella mia debolezza, ad onorare me che sono disonesto, ad elevare me che sono in basso, ad illuminare me che sono nelle tenebre. Mi dai ogni beneficio; ti ringrazio per la tua immensa misericordia!
Signore, riconosco davanti a te che la vita, la salute e la forza delle mie energie spirituali e fisiche sono nei tuoi Misteri. O immensa beatitudine che deriva dai santi Misteri! O amore inesprimibile proveniente dai Misteri divini! O Provvidenza, meravigliosa ed incessante del Signore per la salvezza e la nostra divinizzazione, racchiusa nei Misteri divini! O Misteri divini, prefigurazione della vita eterna!
Codex Purpureus, VI sec., Rossano Calabro
Dalle opere di Jevsevij, arcivescovo di Maghiliov
Come dobbiamo prepararci interiormente alla Comunione
Accostandoci al grande Mistero, alla comunione del Corpo e del Sangue del Signore, dobbiamo disporre l’anima così come se con gli occhi del corpo vedessimo davanti a noi il Signore che si avvicina a noi con il suo santissimo Corpo e Sangue. Tutte le facoltà dell’anima debbono essere rivolte a lui: i pensieri, i sentimenti ed i desideri, tutto deve tendere a lui. Giacché, vedendo davanti a noi il Re della gloria, il quale per il suo amore per gli uomini si avvicina così misericordiosamente a noi, non è naturale che con la mente, con il cuore e con tutto il nostro essere ci rivolgiamo a Colui da cui dipende tutto ciò che è nostro: la vita, la felicità temporale e l’eterna beatitudine? Perciò, prima della comunione dei santi Misteri, dobbiamo con particolare impegno risvegliare e nutrire nella nostra anima una profonda devozione e sostenere incessantemente e rafforzare in noi i suoi effetti, in particolare la fede, la speranza, la carità, la preghiera, la consapevolezza della propria indegnità e l’umiltà, la dedizione e l’aspirazione al Signore.
La fede
Affinché la tua fede sia viva ed apportatrice di frutti, medita devotamente su ciò che Dio ha fatto per te a cominciare dal principio del mondo: come ti ha creato a sua immagine, come difende sempre la tua vita, ti dà tutto ciò che è necessario per la tua esistenza e per quella del tuo prossimo; ricorda anche i particolari benefici di Dio da te ricevuti nel corso della tua vita o dalle persone che ti sono vicino. Ricordati pure e medita sui benefici di Dio in relazione alla salvezza di tutto il genere umano ed alla tua in particolare. Ricordati che Dio promise al mondo un Salvatore, come il Figlio di Dio si manifestò al mondo, compì miracoli, provò tutti i bisogni e debolezze umane, tranne il peccato, fu perseguitato dai suoi avversari, fu sottoposto a tormenti e tra sofferenze terribili, alla fine, morì sulla croce. Medita sul fatto che dopo la morte il Dio-Uomo scese con l’anima nell’Inferno, liberò i prigionieri che ivi si trovavano e risuscitò al terzo giorno. Quaranta giorni dopo la Resurrezione salì al Cielo e sedette alla destra di Dio Padre. Cinquanta giorni dopo mandò il Santo Spirito sugli Apostoli e su tutta la sua Chiesa. Ricordati inoltre che egli trasmise alla sua Chiesa la dottrina apportatrice di salvezza ed i santi Misteri e che dall’istituzione della Chiesa sino ad oggi per mezzo del Santo Spirito in modo meraviglioso concede la salvezza in tutto il mondo dovunque vi siano persone che rettamente credono. Immaginando la mensa del Signore, dalla quale speri di ricevere il cibo apportatore di salvezza, che nutre l’anima ed il corpo per la vita eterna, ripeti dal profondo dell’anima tua: Credo, Signore, e confesso che tu sei veramente il Cristo, Figlio del Dio vivente, che sei venuto al mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io. Credo inoltre che questo è il tuo purissimo Corpo e questo il tuo preziosissimo Sangue.
Accostiamoci, secondo le parole dell’Apostolo, con cuore sincero e con piena fiducia purificando i cuori dalla coscienza cattiva[7].
La speranza
Per risvegliare e rafforzare la speranza, riferisci a te stesso tutto ciò che Dio fa per tutto il genere umano, giacché tu sei un membro del genere umano e tutto ciò che il Signore ha fatto per tutto il mondo, l’ha fatto anche per te. Ripeti nel tuo intimo: Anche per me, Dio mio, conservi l’ordine nella natura ed anche per me comandi al sole di risplendere, mandi le piogge, rendi fertile la terra, prepari tutto ciò che è necessario, concedi che risplenda la luce del giorno per le opere buone e scenda la notte per la preghiera e per il riposo. Come egli ha mandato ciò che era necessario ieri e nel passato, confida pure che ti manderà ciò di cui abbisogni anche nel futuro. Se, considerando tutti questi beni della vita presente, riponi ogni speranza in Dio e confidi che la fonte della sua bontà non verrà meno né domani né nel futuro, contempla allora con speranza anche i beni soprannaturali. Tutto ciò che Gesù Cristo fece per la salvezza del mondo l’ha compiuto anche per la tua salvezza. Perciò dì a Gesù: Anche per me, Signore, sei venuto sulla terra, poiché tu sei veramente il Cristo, venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io! Anche per me, Gesù dolcissimo, ti annichilisti, hai ricevuto insulti, hai sopportato terribili sofferenze ed una morte vergognosa sulla croce in mezzo a due ladroni! Anche per me, Signore di tutta la creazione, sei sceso nell’Ade ed hai distrutto le sue tremende porte; anche per me con i tuoi meriti hai impietosito il Padre tuo ed hai aperto le porte del Regno dei Cieli! Anche me tu chiami a te, allorché odo la tua voce: Venite a me tutti voi che siete stanchi ed oppressi ed io vi darò pace. Prendete su di voi il mio giogo e troverete la pace per le vostre anime[8]. Anche per me hai fatto scaturire le fonti dei Misteri apportatori di salvezza, hai preparato questa mensa, affinché anch’io, comunicandomi del tuo purissimo Corpo e Sangue, possa crescere in una vita piena di grazia e riceva la vita eterna secondo le tue parole: Colui che mangia il mio Corpo e beve il mio Sangue ha la vita eterna[9].
La carità
Sia aperto l’occhio della fede ed incessantemente contempli la maestà divina glorificata nelle tre Persone della Trinità e gli infiniti benefici di Dio nei confronti dell’uomo, l’anima veda quant’è buono e misericordioso nei nostri confronti il Signore e con salda speranza faccia propri questi benefici di Dio; può allora il tuo cuore non ardere d’amore per Dio e per il Salvatore? Contempli essa il Signore ed i suoi infiniti benefici e dica ciò che le suggeriscono i sentimenti di devozione e d’amore : Tu, Signore, sei buono e misericordioso e non c’è misura per la tua bontà! Il tuo amore per gli uomini è grande ed infinito e posso io amarti degnamente? O amore senza fine! O dolcissimo mio Salvatore! Ti amo e voglio amarti con tutto il cuore e con tutta l’anima mia in tutti i giorni ed in tutte le ore della mia vita! Giacché tu sei il mio Dio ed il mio Creatore, tu sei anche il mio Salvatore. Tu sei la mia luce di giorno e di notte, tu sei la mia gioia nei momenti di letizia ed in quelli d’affanno. Tu sei la mia speranza in vita, nella morte e dopo la morte! Ripeti con l’apostolo: Il Cristo Gesù è morto ed anche risorto, lui che è alla destra di Dio ed intercede per noi. Chi ci allontanerà dall’amore di Dio? L’affanno o l’angoscia o la persecuzione o la fame o la nudità o la miseria o la spada? Sono sicuro che né la morte, né la vita, né la realtà presente né quella futura o qualsiasi altra potrà allontanarci da quell’amore che Dio ci ha rivelato nel Cristo Gesù, Signore nostro[10].
La preghiera
La fede, la carità e la speranza sono le radici della preghiera. Se queste radici sono forti, la preghiera si risveglia da sola nel nostro intimo e si manifesta esteriormente. Infatti come le radici fresche, delle piante, nutrite dall’umidità e dal calore, crescono spontaneamente e danno origine alla pianta, così anche l’anima, nutrita da queste virtù, non può non pregare. Quando consideri le grandi opere del Signore, il tuo animo non si dispone a stupore ed a devozione di fronte alla grandezza di Dio? Conserva questa disposizione, meravigliati di fronte alle splendide opere di Dio, glorifica il Signore onnipotente, che ha compiuto tutto con sapienza e regge tutte le cose con la parola della sua potenza. Quando enumeri tutti i benefici innumerevoli di Dio, che sono stati fatti a tutto il genere umano ed a te, non si risveglia nel tuo cuore un senso di gratitudine e di riconoscenza per il benefattore celeste? Così ringrazia Dio per tutti i suoi doni con il cuore e con le labbra e, ringraziandolo, chinati di fronte a lui con lo spirito e con il corpo. Considerando gli immensi benefici del Cristo Salvatore, la sua venuta sulla terra, le sue fatiche durante la vita terrena, le sofferenze e la morte, sopportate per la salvezza di tutti e di ognuno, e di conseguenza anche per la tua salvezza, non ardi dal desiderio di ricevere i benefici della redenzione e di elevare preghiere ardenti a Colui da cui provengono? Pertanto prega il Cristo Salvatore, che ha distrutto la potenza della morte ed ha mostrato la via che conduce al Regno dei Cieli, pregalo affinché i suoi meriti ti siano di giustificazione davanti al tribunale di Dio e che la grazia del suo Spirito ti conduca per la via stretta sino al Regno dei Cieli, là dove dimorano i giusti. Prega il Signore Gesù, che è il Sommo Sacerdote, che grazie alla potenza e per effetto di questa vittima incruenta, del suo santo Corpo e del Sangue che tu ti appresti di ricevere, siano cancellati i tuoi peccati, si purifichino e santifichino la tua anima ed il tuo corpo e si trasformino in una degna dimora del Cristo Salvatore e del suo Santo Spirito. Pregalo che tu possa conservare santamente questo grande pegno sino al giorno in cui lascerai questa vita ed erediterai quella eterna, secondo la promessa del Signore: Colui che mangia la mia Carne e beve il mio Sangue ha la vita eterna ed io lo farò risorgere l’ultimo giorno[11].
La consapevolezza della propria indegnità e l’umiltà
Ma quanto più vediamo davanti a noi i benefici di Dio e quanto più l’anima nostra si avvicina a Dio con i pensieri e con i sentimenti, tanto più acquistiamo la consapevolezza della nostra indegnità. La santità di Dio accusa il nostro stato peccaminoso, i benefici di Dio la nostra ingratitudine, la grandezza di Dio la nostra nullità. Tu ti accosti alla mensa del Signore e vuoi ricevere il suo santissimo Corpo ed il suo Sangue; considera ora come deve essere pura la tua anima dato che si avvicina a Dio Santissimo! Pensa come deve essere puro il tuo corpo che sta per unirsi a quello di Dio! Ma chi tra gli uomini oserà pensare di essere puro e degno di ricevere il Signore? Infatti come deve essere puro colui che gode di questa vittima! – scrive san Giovanni Crisostomo – Quanto più pure di tutti i raggi del sole devono essere le mani di chi spezza questo Corpo, la bocca, che si riempie di fuoco divino, la lingua resa purpurea dal tremendo Sangue! Infatti noi ci nutriamo di ciò a cui tremando rivolgono lo sguardo gli Angeli e non osano fissare per la paura dello splendore che ne deriva, con ciò entriamo in comunione e diventiamo un corpo ed una carne con il Cristo[12]. Ma il Signore, non tiene conto della nostra indegnità, ma, secondo la sua incommensurabile bontà, considera la nostra umiltà e miseria. Perciò tieni presente ancor più la tua indegnità, in modo da ricevere la misericordia di Dio, secondo le parole del Signore: Beati i poveri di spirito poiché di loro è il Regno dei Cieli[13].
Prega, pentendoti dei tuoi peccati, come il pubblicano, di cui si parla nell’Evangelo, e ripeti le sue parole: Dio, sii misericordioso verso di me peccatore[14]. Oppure, simile al ladrone, che si pentì sulla croce, invocalo con il cuore e con le labbra: Ricordati di me, Signore, quando verrai nel tuo Regno![15]
La dedizione e l’aspirazione al Signore
Cosciente della tua povertà e miseria di fronte a Colui che è la fonte ed il datore di tutti i beni, affida tutto te stesso a lui e prega il Cristo Salvatore che egli stesso, con la sua bontà, prepari per sé un tempio nella tua anima e nel tuo corpo. Supplicalo, che, grazie ai suoi infiniti meriti, copra la tua peccaminosa nudità e ti rivesta dell’abito della sua giustizia e santità. E quanto più si avvicinerà quel beato momento in cui ti accosterai al santo calice che contiene il Corpo ed il Sangue del Cristo, con tanto maggior impegno rivolgi al Salvatore tutti i tuoi pensieri, i tuoi sentimenti ed i tuoi desideri. Egli pregò il Padre suo non solo per gli Apostoli, ma per tutti coloro che avrebbero creduto in lui, affinché fossero tutti una cosa sola: Come tu, Padre, sei in me ed io in te, siano anch’essi una cosa sola in noi[16]. Così anche tu, animato dalla fede, dalla speranza e dalla carità, pregalo dal profondo del cuore: Gesù, Dio mio, tu vedi quanto sono indegno; sono palesi a te tutti i miei peccati; tu conosci la mia miseria e nullità, ma vedi anche il desiderio dell’anima mia. Ho sete di avvicinarmi a te, di unirmi con te. Mio Salvatore, tu sei la vera luce che illumina ogni uomo che viene al mondo: illumina anche me con lo splendore dei tuoi raggi. Tu sei il vero amore, che contiene tutto e tutto vivifica. Accendi nella mia anima la fiamma inestinguibile di un amore puro e forte per te e per il mio prossimo, affinché ti ami, secondo il tuo comandamento, con tutto il cuore e con tutte le mie forze, ed il mio prossimo come me stesso. Possa io conservare quest’amore sino al giorno in cui comparirò davanti a te. Gesù dolcissimo, tu sei la fonte della vita e di ogni bene. Concedimi che sempre sia in te e che cammini davanti a te, mi chini di fronte a te, gioisca in te, confidi in te e viva sempre con te e, morendo, affidi a te il mio spirito!
Dalle opere di Dimitrij, arcivescovo di Cherson
Pensieri prima della comunione dei santi Misteri
Accostiamoci con timore di Dio, con fede ed amore, per essere partecipi della vita eterna!
Per risvegliare in noi questo timore ricordiamo dove siamo, davanti a Chi ci troviamo ed a che cosa ci accingiamo. Mosè, Mosè non avvicinarti; – disse Dio a colui che aveva scelto come guida e legislatore d’Israele – togliti i calzari dai tuoi piedi, poiché il luogo, in cui ti trovi, è santo[17]. Se il luogo, in cui una volta sola discese il Signore, era santo, tanto che non osava metterci piede l’uomo che era chiamato amico di Dio, quanto più santo è il luogo santificato ogni giorno dalla discesa del Santo Spirito e dalla celebrazione del tremendo Mistero, al quale gli Angeli stessi guardano tremando. È segno di leggerezza calpestare questo luogo, che è la casa di Dio, rivolgere lo sguardo al trono del Re della gloria, che è circondato dai Cherubini tremanti. Qui non c’è la fiamma del Choreb, non si sentono né si vedono i tuoni ed i fulmini del Sinai. Noi fuggiremmo da questo luogo, nascondendo il volto; rinunceremmo non solo ad accostarci, ma anche a rivolgere lo sguardo alla mensa soprannaturale a partecipare alla quale c’invita la Chiesa.
Lasciando il luogo, rivolgiamo la mente a Colui che lo rende santo con la sua presenza. Costui è quel Dio, la cui gloria è inaccessibile, per la cui presenza ardeva e tremava il Sinai. È quel Dio onnipotente, il quale disse ed accadde, comandò e fu creato, il quale dà il nome a ciò che non esiste come se esistesse, dà la morte e la vita, fa scendere nell’Ade e solleva dall’Ade. È quel Dio santissimo, che non tollera le colpe, odia il peccato volge le spalle all’ingiustizia. È quel Dio zelante, il quale indaga le colpe dei padri sino alla terza generazione ed alla quarta. È quel Dio giusto, il quale guardò con occhio adirato i contemporanei di Noè e le acque del diluvio distrussero tutto, uomini e bestiame. Egli scese a vedere la malvagità degli abitanti di Sodoma e Gomorra e la fiamma celeste fece sparire dalla faccia della terra le città che avevano offeso la sua legge. Ed egli si manifesta solo a noi con il suo Corpo ed il suo Sangue, senza alcun segno visibile di grandezza e di gloria, privo degli attributi minacciosi di giudice incorruttibile. Giacché, se ciò avvenisse, noi stessi ci condanneremmo ad allontanarci dal volto di Dio e diremmo come gli Israeliti: Non parli a noi il Signore, affinché non moriamo[18].
Dalla maestà di Colui che dà, rivolgiamo lo sguardo alla grandezza del dono. Questo consiste in quel Corpo divino che con timore e commozione accolse tra le sue braccia il vecchio Simeone; è quel Corpo divino al cui contatto guarivano i malati, si purificavano i lebbrosi, di cui avevano terrore i demoni, di fronte alla cui nudità ed alle cui ferite il sole si oscurò, tremò la terra, si aprirono le rocce; è quel Corpo glorioso che ascese al Cielo, dove siede sul trono ed è divinamente glorificato, al quale rivolgono lo sguardo tremando i Cherubini ed i Serafini. È vero, esso si manifesta a noi sotto la forma del pane comune. Ma, se fosse altrimenti, noi diremmo con Pietro: Allontanati da me, poiché sono un peccatore, Signore[19].
Infine rivolgiamo lo sguardo a noi stessi: chi siamo noi, che ci troviamo nella casa del Signore, davanti al trono della sua gloria, che riceviamo con le nostre labbra il Corpo divino ed il Sangue del Cristo? Terra e cenere, concepiti nel peccato, generati nella colpa e che, per di più, con le nostre ingiustizie adiriamo il Signore ed accendiamo la giusta fiamma della sua ira. Come il fango toccherà il Creatore? Come una fragile causa resisterà al fuoco che divora tutto? Come si presenterà di fronte al giudice che legge nei cuori chi è condannato dalla sua coscienza? Questo pensiero pervada il nostro spirito e gli infonda un sacro tremore, spezzi con la paura il nostro cuore ed incendi, come una fiamma, tutti i nostri pensieri e sentimenti particolari e penetri, come olio che purifica, in tutto il nostro essere, affinché tutte le nostre ossa dicano: Signore, Signore, chi è simile a te nella maestà e nella gloria, nella potenza e nella forza, nella giustizia e nel giudizio? Temendo Dio accostatevi.
Ma perché questa paura non sia simile a quella del delinquente, condannato a morte, alla vista degli strumenti della pena, la Chiesa ci invita a scioglierla nella fede. È santo il luogo calpestato dai nostri passi indegni; è terribile il trono della gloria di Dio. Ma il Signore stesso ci ha scelto dal grembo della nostra madre, ci ha illuminato con la luce dell’intelletto e della conoscenza di Dio, ci ha accolto nel suo testamento con il Mistero del Battesimo, ci ha concesso la grazia dell’adozione e la promessa dello Spirito, ci ha promesso il Regno dei Cieli e la vita assieme agli Angeli. Rinunceremo alla gloria per paura della sua grandezza? Signore, Signore, tuo è il Regno, tua è la volontà! Noi siamo terra e cenere, ma anche tue creature, da te redente! Guidaci dove piace al tuo amore per gli uomini; siamo sempre pronti ad andare dappertutto con te, per te, sia che ci elevi sul monte o che ci porti negli abissi, sia che ci elevi al Cielo o ci scagli nell’inferno, purché siamo sempre con te, possiamo vedere la tua bellezza e servirti per tutti i giorni della nostra vita! Grande è il dono che riceviamo dalle mani del Signore: è santo il purissimo Corpo del Signore, è santo il Sangue suo apportatore di vita, è tremendo l’indicibile Mistero. Ma li dà il Signore stesso: Prendete, mangiate… bevete da esso tutti, sono parole sue. Rinunceremo a prendere dalle sue mani? Questo pane divino è la nostra vita, questa santa mensa è il pegno della nostra immortalità. Se non mangeremo da essa, morremo in eterno. Amìn, amìn vi dico che se non mangerete la Carne del Figlio dell’Uomo e non berrete il suo Sangue, non avrete in voi la vita. Colui che mangia la mia Carne e beve il mio Sangue ha la vita eterna ed io lo risusciterò l’ultimo giorno[20]. Queste sono le sue più dolci parole! Preferiamo la morte alla vita, la decomposizione all’eternità? No, Signore Gesù Cristo, che sempre ci dai il tuo Corpo ed il tuo Sangue, non privarci mai di questo pane divino. Fa tu stesso sorgere in noi la fame di questo cibo che sazia completamente e di questa bevanda che conforta pienamente. Concedici di comunicarci alla tua mensa immortale in tutti i giorni della nostra vita, affinché vivificati da essa ci rendiamo degni di comunicarci pienamente di te nel giorno, che non conosce tramonto, del tuo Regno.
Indegnamente siamo dinanzi al trono della maestà divina, con labbra impure riceviamo il purissimo Corpo ed il Sangue glorioso del Cristo, in preda al peccato ci presentiamo di fronte a Colui che è il nostro giudice e Dio. Ma il Figlio di Dio è venuto a chiamare alla penitenza non i giusti, ma i peccatori. Non per i giusti, ma per i peccatori egli ha voluto affrontare le sofferenze e la morte; il suo purissimo corpo è spezzato in remissione dei peccati; il suo Sangue purissimo è versato in remissione dei peccati. Per purificare, santificare e vivificare la nostra natura corrotta nel peccato egli ci ha dato in cibo il suo Corpo ed il suo Sangue. Ameremo le tenebre più della luce, le ferite e le piaghe più della salute, la servitù più della libertà, la rovina più della salvezza?
Ma il calice del Nuovo Testamento è particolarmente calice dell’amore; il purissimo Corpo del Cristo ed il Sangue apportatore di vita sono il pegno, che non ha prezzo, della sua immensa misericordia e della sua bontà. L’amore per l’uomo caduto ha portato il Figlio dell’Uomo sulla terra, gli ha fatto assumere l’aspetto di servo, l’ha posto in una mangiatoia, l’ha sottoposto a persecuzioni, privazioni, affanni e tormenti, l’ha inchiodato sulla croce e l’ha condotto sino all’inferno. Così Dio amò il mondo da dare il proprio Figlio Unigenito, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia la vita eterna[21]. Nessuno ha un amore più grande di quello di colui che offre la propria vita per i suoi amici[22]. Questa fiamma d’amore divino penetri nella nostra anima ed infiammi d’amore il nostro cuore, si manifesti in lacrime di commozione e di gratitudine verso il Signore, il quale ci ha beneficati, rafforzi la nostra volontà sulla via della penitenza e di una vita retta, sia nostro scudo e nostra difesa contro gli scandali e le insidie del demonio. Chi ci separerà dall’amore di Dio? Come non debbo amare il mio Signore! Tu infatti sei la mia vita, tu sei la mia salvezza, tu la mia gloria e la mia lode, tu sei la mia ricchezza e l’eterno riposo, tu sei la mia speranza e la mia fiducia, tu sei la mia gioia e l’eterno riposo. Perciò possa io riporre tutta la mia speranza, tutta la mia fiducia, tutto il mio desiderio in te solo, Signore. Tutto il mio cuore, tutta la mia anima, tutti i miei pensieri si concentrino in te solo. Tutto il mio intimo, le mie membra ed il mio cervello consacri a te solo, affinché tutto sia in te e tu in me[23].
Con timore di Dio, con fede ed amore accostiamoci, per essere partecipi della vita eterna.
Dalle opere di Jevesevij, arcivescovo di Moghilov
Sentimenti del credente che si accosta ai Misteri divini
Che l’uomo esamini se stesso e così mangi del Pane e beva dal calice (1 Corinti 11, 28)
Il Signore ci invita alla sua mensa divina. Il Re dei re prepara per noi una cena meravigliosa ed in essa offre il pane celeste, cibo degli Angeli, il suo Corpo divino ed il suo santissimo Sangue. Quali dobbiamo essere noi per accostarci degnamente alla mensa divina? Chi, dopo aver attentamente considerato ed esaminato se stesso, non è colpevole di non essere affatto in una condizione quale è necessaria per presentarsi davanti al Signore? Chi, dopo essere entrato nel suo intimo ed aver esaminato a fondo se stesso, non esclamerà: “Ahimè, Signore, sono impuro dal capo alla punta dei piedi, sono completamente in preda al peccato! Ferite e piaghe provocate dal peccato mi coprono completamente, sono penetrate in tutta la mia persona, in tutto il mio essere. Sia le mie opere che le mie parole sono impure, impuri sono i miei pensieri, desideri e stati d’animo. Io sono ridotto ad una piaga purulenta da cui esce un cattivo odore. O Cristo mio Re, come mi avvicinerò a te? Come mi accosterò alla tua santissima mensa? Come toccherò con le mie labbra impure il tuo purissimo Corpo ed il tuo Sangue? Chi, dopo aver attentamente esaminato se stesso, può dire di sé di essere puro, che la veste dell’animo suo è degna del Signore e della sua mensa santissima? Anche l’Apostolo ci insegna che se diciamo di non aver alcun peccato, inganniamo noi stessi e non c’è in noi traccia di verità. Ma che cosa altro dice san Giovanni il Teologo? Se riconosciamo i nostri peccati, il Signore è fedele alle promesse e ci rimette le colpe e ci purifica da ogni ingiustizia[24]”.
Così, secondo l’insegnamento dell’Apostolo, dobbiamo essere sinceramente consapevoli delle nostre colpe e confessarle davanti al Signore ed al proprio padre spirituale, confessarle pentendoci sinceramente della nostra responsabilità, fermamente convinti che il Salvatore stesso, il quale diede ai suoi servitori l’autorità di rimettere le colpe, quando essi pronunciano la formula assolutoria, senz’essere visto perdona il peccatore pentitosi e lo giustifica davanti al tribunale di Dio, applicando a noi i suoi meriti infiniti offerti a Dio sull’altare della Croce per ottenere la sua pietà per le colpe di tutto il mondo.
Questa purificazione o questa giustificazione davanti a Dio, ottenuta dal Cristo in seguito ad un sincero pentimento davanti al nostro padre spirituale, è quella veste della quale dobbiamo rivestirci, per non accostarci alla mensa divina per ricevere la nostra condanna. I peccati confessati dinanzi al padre spirituale con profondo pentimento e da lui perdonati e rimessi nello stesso tempo dal Signore, sono paragonabili ad una veste sudicia e puzzolente che, per effetto della Grazia, viene tolta dal peccatore pentito, in quanto non adatta e sconveniente per chi è invitato al banchetto divino. E la giustificazione, ricevuta dal Salvatore, per effetto dei suoi infiniti meriti, che egli ha in quanto unico intercessore tra Dio e gli uomini, è quella veste preziosa e risplendente, che è necessaria a chi si accosta alla mensa del Signore Gesù, Re della gloria.
Il Salvatore c’invita al suo banchetto non perché noi ci si allontani di nuovo da lui, dopo esserci tolta la veste della giustificazione ed aver indossato l’abito vergognoso dei peccati. No! Egli ci chiama a sé perché noi, dopo aver mangiato il suo Corpo e bevuto del suo Sangue ed aver constatato e provato quant’egli è buono, ci uniamo per sempre a lui ed in lui abbiamo la pace, la gioia e la vita. Infatti il Signore dice: Colui che mangia la mia Carne e beve il mio Sangue rimane in me ed io in lui. Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue ha la vita eterna[25].
Dopo aver gustato questo dono celeste, il Corpo purissimo ed il Sangue glorioso del Signore, ed aver reso grazie alla sua bontà infinita, conserverò nel calore della mia anima questo dono della Grazia del Cristo; mi sforzerò sempre ad avere presente nella mia mente il Signore e di essere umile davanti alla sua grandezza. Non considererò con leggerezza questa vita e me stesso. Ricorderò che sono di passaggio su questa terra e che debbo ritornare alla patria celeste con virtù simili a quelle degli angeli, affinché, lassù, assieme ai cori angelici possa glorificare il Signore. Ricorderò che questa vita è breve, che la morte non tarda a venire e che tutti ci dovremo presentare al tribunale del Cristo per ricevere ciascuno quel che gli è dovuto, secondo il bene o il male che avrà fatto nella sua vita[26]. Ricorderò anche che all’ultimo giorno risusciteremo con il corpo e ci presenteremo di fronte al trono del Signore, giudice di tutto il mondo, e di fronte al cielo ed alla terra renderemo conto di tutte le nostre opere, di quelle manifeste come di quelle segrete, ed allora ognuno riceverà il giusto compenso per le proprie azioni, cioè per la pietà e le virtù la vita eterna e la beatitudine con i santi Angeli, invece in cambio dell’empietà e dei vizi eterne sofferenze, apprestate per il demonio ed i suoi angeli. Ricorderò tutto ciò per aver sempre timore dei peccati e, con l’aiuto della grazia divina, vivere sempre devotamente e virtuosamente ed aspettare la misericordia del Signore nella vita futura che non ha fine. Pregherò sempre e chiederò al Signore, Salvatore e Dio mio, che egli stesso, grazie al suo Santo Spirito mi custodisca e mi guidi nella vita della salvezza sino all’ultimo giorno ed all’ultima ora della mia vita.
Dalle opere di Dimitrij, arcivescovo di Cherson
Sospiri di preghiera di un’anima peccatrice che contempla la mensa misteriosa
Vedo la sala del tuo banchetto, mio Salvatore, tutta ornata e non ho la veste per entrarvi: illumina la veste dell’anima mia, tu che dai la luce, e salvami[27].
Vedo la sala del tuo banchetto, mio Salvatore, ormai non solo a Gerusalemme, ma per tutto il mondo, nella quale anche adesso c’è la stessa mensa misteriosa, che tu ci hai preparato a Sion, in cui si compiono i tuoi grandi e santi misteri. Oh, come tutto in essa è pulito, santo, divino! Qui sei presente tu stesso, sommo sacerdote e vittima e davanti a te tremanti stanno gli Arcangeli. Qui risuona la tua santa parola, a cui con paura prestano attenzione gli spiriti più puri. Qui si compie il sacrificio del tuo corpo divino, il quale fu la tua dimora sulla terra e che tu hai portato in alto nei Cieli, con il quale tu siedi sul trono assieme al Padre tuo e di fronte al quale si chinano i Cherubini ed i Serafini. Qui ci viene dato il tuo Sangue divino, che tu hai versato per la salvezza del mondo, con cui tu hai santificato la terra ed il genere umano, che temono tremando tutte le potenze avverse. Qui stanno dinanzi a te le schiere dei Santi, gli spiriti dei giusti, di cui ti sei compiaciuto, mentre erano sulla terra, per la loro purezza ed integrità, per la fede e l’amore, per la pazienza e le sofferenze, per la mitezza e l’umiltà e che tu hai unito alla schiera eletta dei tuoi amici ed hai glorificato nell’eterna tua gloria. Vedo la sala del tuo banchetto, mio Salvatore, tutta ornata.
Ma questa vista mi è amara, mi è doloroso immaginarla ed è causa di dolore il sentirmi, io indegno, vicino a te! Desidererei entrare nella tua sala luminosa, ma me lo impedisce la mia impurità; vorrei avvicinarmi a te, Signore e Dio mio, ma mi respinge la mia indegnità; desidererei essere annoverato tra i tuoi amici, ma mi copre di vergogna la consapevolezza delle mie colpe numerose. Vedo la sala del tuo banchetto, mio Salvatore, tutta ornata e non ho la veste per entrarvi! Come un viandante esausto sono tutto coperto dalla polvere dei miei pensieri terreni, dei sogni vani, dei desideri impuri, delle speranze peccaminose. Presentarmi a te in questo stato nella tua sala luminosa, Signore, dove siedono a banchetto con te coloro che tu hai scelto come amici e ti circondano gli spiriti purissimi? Come un viandante ritardatario nell’oscurità, sono completamente avvolto nella tenebra della notte del peccato, immerso nella fitta nebbia degli errori della mente e del cuore, infangato dalla melma delle passioni, macchiato dalle impurità di azioni che offendono la tua legge. Mi accosterò in questo stato alla tua santa mensa, mi comunicherò dei tuoi santi e tremendi Misteri e riceverò la condanna? Come un navigante sfortunato, colto dalla tempesta su una barca sconnessa, affondo nei marosi delle preoccupazioni terrene e delle passioni. In tali condizioni dovrei stare tra i Cherubini ed i Serafini, gli Arcangeli e gli Angeli che circondano il tuo trono? Non sarò legato e cacciato dagli Angeli, poiché violo il luogo santissimo, disprezzo il grande Mistero ed offendo la grandezza della tua gloria? Vedo la sala del tuo banchetto, mio Salvatore, tutta ornata e non ho la veste per entrarvi!
Ma, Signore misericordioso, dove troverò una veste bianca per indossarla e per non manifestare vergogna della mia nudità se non da te che sei il Creatore e la Provvidenza, l’Intercessore ed il Redentore, il Giudice ed il mio Salvatore? Per opera del tuo Santissimo Sangue diventano bianche le vesti sudice dell’anima che ama i peccati; grazie alle tue sofferenze, che sono fonti di vita, si cancellano le ingiustizie, si purificano le colpe, non vengon tenuti in alcun conto i delitti; per effetto della tua Grazia si rinnova tutto ciò che è vecchio, risuscita ciò che è morto, si ricostruisce ciò che è corrotto. Perciò ricorro a te, da cui procedono tutti i beni; non allontanarmi dal tuo volto! Anzi cerca me che vado errando, solleva me che sono caduto, illumina me che sono avvolto nelle tenebre! Dammi un sentimento immutabile di profonda penitenza, affinché mi spogli della veste stracciata del peccato ed indossi quella della giustificazione, della purezza, che tu dai a tutti per effetto delle tue sofferenze e della tua morte. Colpisci il mio cuore con la preoccupazione salutare per i miei peccati, affinché i miei occhi siano fonti di lacrime e lavi con le mie lacrime tutto il sudiciume delle mie colpe, tutte le iniquità dell’anima mia. Manda la Grazia del tuo Santo Spirito, che tutto rinnova, santifica e vivifica di modo che si rinnovi il mio spirito, corrotto dalle passioni, e si formi in me un cuore puro ed illibato, che ami te e di te si cibi. Riviva l’anima mia con la fede, l’amore, la speranza e si abbellisca il tempio dell’anima mia di pensieri onesti, di desideri puri, di sentimenti celesti! Illumina la veste dell’anima mia, tu che dai la luce e salvami!
Illumina! Infatti odio la mia tenebra e desidero camminare nella tua luce; mi allontano dalle impurità e con tutte le forze dello spirito aspiro alla purezza ed alla santità. Mi pento e mi dolgo dei miei peccati e con tutto il cuore desidero compiacerti in tutti i giorni della mia vita. Illumina la veste dell’anima mia, tu che dai la luce, affinché senza difficoltà possa entrare nella tua casa, mi chini di fronte al tuo santo tempio, riceva il calice della salvezza ed invochi il tuo nome, Signore.
Da “Pravoslavnaja zizn’, n. 1; 1977”, Trad. A. S. In “Messaggero Ortodosso”, Roma, ottobre-novembre 1981; Anno VI n. 10-11, 1-25.
Immagini:
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[1] Giobbe 31, 31.
[2] Sacramenti.
[3] 1 Corinti 11, 29
[4] Ebrei 10, 28-29
[5] 3 Irmòs del canone del Mattutino del Grande e Santo Giovedì.
[6] Efesini 5, 30.
[7] Ebrei 10, 22.
[8] Matteo 11, 28-29.
[9] Giovanni 6, 54.
[10] Romani 8, 34-35.38-39.
[11] Giovanni 6, 54.
[12] Orat. in Evang. Matth. 82.
[13] Matteo 5, 3.
[14] Luca 18, 13.
[15] Ib.
[16] Giovanni 17, 21.
[17] Esodo 3, 5.
[18] Esodo, 20, 19.
[19] Luca 5, 8.
[20] Giovanni 10, 53-54.
[21] Giovanni 3, 16.
[22] Giovanni 15, 13.
[23] San Demetrio di Rostov, Alfavit duhovnyj, stich. Tretija.
[24] 1 Giovanni 1, 8-9.
[25] Giovanni 6, 54-56.
[26] 2 Corinti 5, 10.
[27] Exapostilarion dei primi quattro giorni della Settimana Santa.