La Sua parola è dura

dell’Archimandrita Sofronio

 

Tra Dio e l’uomo, le cose non sono sempre facili. E allo stesso modo, non è sempre facile vivere con i santi. Molte persone pensano ingenuamente che i rapporti con i santi sono belli e pieni di gioia; si lamentano di essere circondati da peccatori e sognano di incontrare un santo. Da qualche incontro casuale che ha riempito un’anima abbattuta della gioiosa speranza e di forze rinnovatrici, si affrettano a concludere che vivere con i santi ha sempre lo stesso effetto tonificante per l’anima. Si tratta di un errore. Nessun santo ci libera dalla necessità di lottare contro il peccato che vive in noi. Può aiutarci con le sue preghiere, ci può aiutare con la sua parola e il suo insegnamento, ci può fortificare con il suo esempio, ma non può liberarci dallo sforzo individuale e dall’ascesi.

E quando un santo ci esorta e ci impegna a vivere secondo i comandamenti di Cristo, può sembrare “duro”. Non si è detto e non si dice anche di Cristo stesso: la sua parola è dura, chi può intenderla? (Giovanni 6, 60). E allo stesso modo, quando i santi esigono che noi osserviamo i comandamenti in tutta la loro purezza, la loro parola diventa schiacciante e “dura”.

Lo staretz Silvano era sempre dolce, indulgente e buono, ma in realtà non si è mai allontanato da ciò che Dio gli aveva insegnato. Il suo atteggiamento era semplice e chiaro: “Il Signore ha misericordia per tutti… Egli ha tanto amato gli uomini che ha preso su di sé il peso dell’intero mondo… E aspetta da noi che amiamo i nostri fratelli”.

Ascoltando parlare lo staretz, sappiamo che sta dicendo la verità con tutta la sua anima, ma seguirlo supera le nostre forze. E molti sono stati coloro che si sono allontanati da lui.

Il profumo spirituale che emanava da lui faceva nascere nell’anima un profondo senso di vergogna per sé stessi e di auto-consapevolezza della propria abiezione. Se vi lamentavate con lui di quelli che vi avevano offeso, comprendeva il vostro dolore e condivideva la vostra afflizione, ma non la vostra rabbia. Se aveste avuto intenzione di restituire il male per il male, allora sareste stati voi stessi a causargli pena. E se consideravate dannoso rispondere con il bene a un uomo cattivo, non capiva come un uomo, che si fa chiamare cristiano, può pensare che un atto in conformità al comandamento di Cristo possa causare un qualunque danno. I comandamenti di Cristo erano per lui la legge della perfezione assoluta e l’unica via che permette di sconfiggere il male nel mondo e portare alla Luce eterna. La custodia dei comandamenti non può che essere utile, sia per colui che li segue, che per colui verso il quale si compiono. No, non possono esserci circostanze in cui il compimento dei comandamenti di Cristo possa essere dannoso per qualcuno, dal momento che si considera il danno, non in un angolo di tempo, ma sul piano della vita eterna, perché il comando di Cristo è l’espressione del bene assoluto.

Starets Silouane, Moine du Mont Athos 1856-1938, Éditions Présence, 1973.

Traduzione a cura di © Tradizione Cristiana

 

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