Che cosa è una parrocchia?
del protopresbitero Alexander Schmemann
Ciò che devo dire qui può giungere come shockante per la grande maggioranza degli ortodossi. Eppure è un fatto lampante che la parrocchia come noi la intendiamo oggi, vale a dire, come una organizzazione con funzionari, statuto, finanze, proprietà, incontri, elezioni, ecc., è un fenomeno molto recente ed esiste, di fatto, quasi esclusivamente all’interno della “diaspora” ortodossa.
Questo per dire che quella che diamo per scontata come unica forma normativa e naturale dell’esistenza della Chiesa non è affatto così chiaramente “scontata”, e può non essere per nulla così normativa. La “parrocchia” come la conosciamo oggi è, a dispetto di tutte le sue connotazioni religiose, – e questo può giungere come un secondo shock – un prodotto della secolarizzazione, o, più propriamente, che nel processo del suo sviluppo all’interno del sistema di vita americano, ha accolto un fondamento secolaristico, che a poco a poco dissolve l’importanza finale di ciò che essa afferma di servire e di essere, cioè, la Chiesa. Per capire questo, bisogna analizzare brevemente la genesi e lo sviluppo della parrocchia ortodossa in America.
La prima cosa che gli immigrati ortodossi hanno fatto quando si stabilirono in America è stata quella di costruire chiese. La Chiesa era una parte manifesta ed organica della loro vita nel loro vecchio paese. È diventato il loro primo bisogno in quello nuovo. Era necessità della Chiesa – per il culto, i sacramenti, la possibilità di battezzare, sposare e seppellire – non necessità di una “parrocchia”, come è intesa oggi, ma piuttosto di una parrocchia in senso storico e tradizionale del termine, un luogo dove si può adorare Dio insieme con gli altri ed avere un “termine di riferimento” religioso per tutta la vita. Tutti i documenti antichi sostengono questa tesi.
L’“organizzazione” era una cosa secondaria, imposta, per così dire, agli immigrati da fattori puramente esterni. In un villaggio russo o greco nessuno ha mai chiesto chi è il padrone della chiesa parrocchiale. Era letteralmente la proprietà di Dio, per la quale tutti avevano delle cure, ma che non apparteneva a nessuno in particolare. La Chiesa non aveva altra funzione, se non quella di rendere letteralmente presente Cristo attraverso la predicazione, i sacramenti, il culto, l’istruzione, e di rendere la vita dei “parrocchiani”, quali cristiani, come il più possibile compenetrata da Cristo. Coloro che sono stati selezionati, ordinati, prescelti per portare avanti questo lavoro della Chiesa, sono stati il “clero”. Fornire ed amministrare la Chiesa, sia spiritualmente che materialmente, non era loro “diritto”, ma il loro sacro obbligo, la ragione stessa del loro essere “prescelti”.
Allo stesso modo l’obbligo sacro di tutti gli altri “parrocchiani”, chiamati laici, era quello di ricevere gli insegnamenti della Chiesa, il più diligentemente per come possibile, per adorare Dio insieme, per contribuire “secondo la volontà del loro cuore” alle necessità della Chiesa, e, infine, di vivere il più possibile secondo i precetti della fede cristiana.
Qui, tuttavia, in un quadro giuridico completamente diverso, la terra e la chiesa su di essa dovevano essere acquistate e possedute da un ente giuridico. Quest’ultimo veniva costituito in fretta, di solito da qualche persona di chiesa attiva e osservante, con nessun altro scopo che quello di fare il possibile per la Chiesa. Era uno sviluppo puramente pragmatico che, tuttavia, ha introdotto, quasi inconsciamente, il primo cambiamento radicale nella vecchia idea di parrocchia: quello della parrocchia come proprietario di un immobile. E questa idea divenne a poco a poco una vera ossessione.
Poi è arrivato il secondo cambiamento. La parrocchia di immigrati era povera, ed avere una chiesa anche umile insieme con il sostenere un prete, era costoso. Quindi, una preoccupazione costante, con la raccolta di fondi e su come far quadrare il bilancio, una preoccupazione che ha messo il denaro e le finanze al cuore stesso della vita della parrocchia. In effetti, l’organizzazione della parrocchia nasceva come un sostegno materiale per la Chiesa, la Chiesa, e non la parrocchia, essendo in un primo momento l’obiettivo e la giustificazione della parrocchia. Ma un’organizzazione, quando nasce e qualunque sia la ragione per la sua nascita, segue quasi inevitabilmente una logica di sviluppo che prima o poi fa i suoi propri “valori fondamentali”.
E in America quasi tutto ha contribuito a questa logica ed a quello sviluppo: la democrazia, vale a dire, essenzialmente l’ideale di società anti-gerarchica, il culto del “libero”, vale a dire, privato, impresa, lo spirito di concorrenza, la valutazione di tutto in termini di “costi”, l’enfasi sulla sicurezza e il risparmio, l’esaltazione costante della “gente” e la loro volontà, le esigenze e gli interessi quale unico criterio di ogni attività, e soprattutto il carattere pragmatico della religione americana in cui l’attività e l’efficienza sono i principali valori religiosi.
Infine, la parrocchia ortodossa è diventata quello che è oggi: un fine a sé stesso, un’organizzazione i cui sforzi e tutte le energie mirano a favorire il suo proprio bene – la stabilità materiale, il successo, la sicurezza futura, e una sorta di inorgoglimento. E non è più la parrocchia che serve la Chiesa, è, infatti, la Chiesa che è costretta sempre più a servire la parrocchia, ad accettarla come il suo “obiettivo”, in modo che un sacerdote, l’ultimo segno e rappresentante della “Chiesa” nella “parrocchia”, è considerato buono, quando subordina interamente gli interessi della Chiesa a quelli della parrocchia.
Il terzo e più importante cambiamento è stato il risultato inevitabile degli altri due: la secolarizzazione della parrocchia e la corrispondente perdita di serietà religiosa. Una parrocchia americana moderna può avere molti aspetti positivi, ma un’analisi più approfondita deve ammettere che manca serietà, nel senso in cui abbiamo usato questo termine qui sopra. Oltre a ciò, tuttavia, come organizzazione, vale a dire, come “parrocchia” è, nei fatti, opposta a questo tipo di serietà, perché sa per istinto e per esperienza che il successo che vuole e cerca proprio si oppone alla serietà religiosa. Per essere “di successo” si deve fare riferimento ed approvvigionarsi all’orgoglio umano (non solo la mano destra sa che cosa sta facendo la sinistra, ma spende la maggior parte del tempo a riconoscerla e pubblicizzarla), l’istinto di guadagno (bingo, o lotterie, ecc., essendo il modo più efficace per colmare le casse della parrocchia che qualsiasi appello alla coscienza religiosa), la vanagloria (il migliore, il più grande, il più costoso...). E poiché tutto questo viene fatto “per la Chiesa” – è quindi giustificato e glorificato come “cristiano”.
Per essere precisi, un’organizzazione parrocchiale vive con norme e principi, che, se applicati a un individuo, sono totalmente condannati dal cristianesimo come immorali: l’orgoglio, il guadagno, l’egoismo e l’autoaffermazione. Anche la costante predicazione in termini di “gloria” dell’ortodossia è una sostituta piuttosto ambigua, per la gloria che secondo l’Evangelo è dovuta solo a Dio. L’organizzazione parrocchiale ha sostituito la Chiesa e, allo stesso tempo, è diventata un’organizzazione completamente laica. In questo è radicalmente diversa dalla parrocchia del passato. Ha cessato di essere una comunità naturale con una Chiesa come suo centro e polo di “riferimento ultimo” e di “serietà”. Non è diventata una comunità religiosa, vale a dire, un gruppo unito e a servizio di un ideale comune religioso. Come è oggi essa rappresenta la vittoria stessa della laicità all’interno dell’Ortodossia Americana.
Tradotto per © Tradizione Cristiana da E. M. ottobre 2009
* * *
Gloria a Dio!