Il neomartire Alexander Schmorell
16 settembre 1917 – 13 luglio 1943
Traduzioni e note di E. M. © Tradizione Cristiana – settembre 2010
Strastotèrpz[1] Alexander Schmorell
icona © Paul Drozdowski
Non ci è concesso di dare un giudizio definitivo sul senso della storia. Ma questa catastrofe potrà servire alla nostra salvezza; ciò avverrà soltanto se, purificati attraverso il dolore, desideriamo vedere levarsi la luce della più profonda notte, sorgiamo in piedi e contribuiamo infine a scuotere il giogo che opprime il mondo.
dal secondo volantino de La Rosa Bianca
Alexander Schmorell era uno studente di medicina a Monaco durante la seconda guerra mondiale e fu uno dei membri fondatori del gruppo anti-nazista, la Rosa Bianca. Insieme con gli altri membri della Rosa Bianca, cercò di mobilitare il sostegno popolare tra i tedeschi per cercare di resistere a Hitler e al regime nazista. Venne arrestato nel febbraio del 1943, e fu giustiziato il 13 luglio 1943, nel carcere di Stadelheim a Monaco.
I primi anni
Alexander Schmorell era nato a Orenburg, in Russia, il 16 settembre 1917 (3 settembre del Calendario Giuliano), e fu battezzato nella Chiesa Ortodossa Russa. Suo padre, Hugo Schmorell, un medico, era tedesco, sebbene fosse nato in Russia, e avesse vissuto parte della sua vita, tranne che per un periodo in cui studiò medicina in Germania. Sua madre, Nataliya Vvedenskaya, era russa, ed era figlia di un prete ortodosso russo. Quando Alexander aveva due anni, sua madre morì di tifo. Suo padre si risposò nel 1920. La donna che sposò, Elisabeth Hoffman, era anche lei tedesca, ma, come Hugo Schmorell, era cresciuta in Russia.
Hugo Schmorell e la sua famiglia lasciarono la Russia nel 1921 per sfuggire ai bolscevichi. Con loro andò Feodosia Lapschina, balia di Alexander, con il pretesto che era la vedova del fratello di Hugo Schmorell. (Per questo motivo, fu sepolta con il nome di Franziska Schmorell.) La famiglia si stabilì a Monaco, e poco dopo da questa unione nacquero due figli, Erich e Natascha.
Anche se la famiglia era ora in Germania, la lingua di casa rimase il russo. Infatti, nonostante rimase molti anni in Germania, Feodosiya Lapschina non imparò mai molto tedesco. Elisabeth Schmorell era cattolica, come lo erano i fratelli germani di Alexander, ma in gran parte a causa dell’influenza Feodosia Lapschina, Alexander rimase ortodosso, e la sua matrigna permise che frequentasse le lezioni di religione ortodossa a Monaco.
Secondo la mentalità nazista, gli Slavi appartenevano alla sterminata orda di untermenschen[2], cioè le persone che presumibilmente erano a malapena umani. Questo era un modo di pensare che Alexander non avrebbe mai potuto accettare. Ad un certo punto, aveva fatto parte della Gioventù Scharnhorst, ma una volta che questa confluì nella Gioventù Hitleriana (Hitler Jugend), alla fine smise di frequentare.
Quando dovette essere prestato il giuramento al servizio militare, ebbe quasi un esaurimento, e disse al suo comandante che non poteva farlo, lui non poteva giurare fedeltà assoluta ad Adolf Hitler. Chiese di essere esonerato dal servizio militare. Non venne esonerato, ma incredibilmente, non ci furono neanche ripercussioni per il suo rifiuto a prestare giuramento. Prima di essere coinvolto con la Rosa Bianca, prestò servizio in Cecoslovacchia ed in Francia. Iniziò i suoi studi universitari ad Amburgo nel 1939, ma dall’autunno del 1940 andò a studiare più vicino a casa presso la Ludwig-Maximilian-Universität di Monaco. Fu in questo periodo che conobbe Hans Scholl, con il quale Alexander avrebbe fondato la Rosa Bianca.
A.Schmorell, C.Probst, H.Scholl, W.Graf, K.Huber, S.Scholl
La Rosa Bianca
Dal 1942, il controllo Nazista della Germania era quasi totale. La Seconda Guerra Mondiale infuriava intorno alla Germania su tutti i lati. Le forze tedesche avevano occupato la maggior parte d’Europa, e le truppe tedesche erano dislocate in Russia e fino nel nord dell’Africa. Intanto i piani di Hitler per la “pulizia” dell’Europa erano a buon punto, e i campi di sterminio nazisti in funzione. Non era un segreto che chiunque fosse stato percepito come nemico di Hitler era anche passibile d’essere arrestato e inviato presso una di queste prigioni. Non solo, ma era anche diffusa la pratica della Sippenhaft[3], cioè la famiglia e gli amici di chiunque fosse sospettato di opporsi ad Hitler sarebbero stati anch’essi arrestati.
Le vicende della Rosa Bianca sono state uno dei pochi contesti della storia tedesca durante il Terzo Reich dove della gente ha preso la possibilità di parlare contro quello che Hitler stava facendo. Nell’estate del 1942, Hans Scholl e Alexander Schmorell ottennero un ciclostile e composero quattro opuscoli sotto il nome di La Rosa Bianca, che invitavano la popolazione della Germania a ribellarsi e resistere ad Hitler. La distribuzione di questi quattro opuscoli era abbastanza limitata e si concentrava attorno a Monaco. Quella non era la prima volta che venivano distribuiti volantini in Germania, ad esempio, alcune delle omelie del vescovo Clements Von Galen, che aveva denunciato il programma di eutanasia di Hitler erano state scritte, battute a macchina, e inviate in giro per la Germania in modo anonimo. Tuttavia, i volantini della Rosa Bianca erano andati oltre, chiedendo ai tedeschi di capire quello che stava accadendo, e di resistere con ogni mezzo possibile. Nel secondo volantino è contenuta, in un passo scritto da Alexander Schmorell, la sola protesta pubblica nota contro l’Olocausto da parte di un gruppo di resistenza tedesco.
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23 luglio 1942, Monaco, stazione Est. In attesa della partenza del treno per il fronte russo:
secondo da sinistra Hans Scholl, dietro il cancello Sophie Scholl, primo da destra Alexander Schmorell
Durante l’estate del 1942, Hans Scholl, Alexander Schmorell e Willi Graf vennero inviati in Russia come medici. Per Alexander, fu una sorta di ritorno a casa, questa era la prima volta nella sua vita che potesse ricordare di fare di persona esperienza della Russia. Disse ad altri che non c’era modo che potesse sparare a un russo, ma disse che non poteva uccidere neanche i tedeschi. In Russia, fornì un collegamento per i suoi amici al popolo russo. Cercò il contatto con gente normale, medici e preti ortodossi, lui, Hans, e Willi frequentavano le liturgie ortodosse insieme (indossando uniformi naziste, niente meno!).
Quando tornarono a Monaco di Baviera nel mese di ottobre del 1942, le attività della Rosa Bianca vennero raddoppiate. Questa volta, più persone furono direttamente coinvolte, tra cui Sophie Scholl (sorella di Hans), il professor Kurt Huber, e Traute Lafrenz. Grazie a un amico di Alexander, Lilo Ramdohr, fu stabilito un contatto con Falk Harnack, fratello minore di Arvid Harnack, che era stato arrestato in relazione all’Orchestra Rossa (ed era anche collegato ai Bonhoeffer).
Nel gennaio del 1943, la pubblicazione del quinto volantino era pronta. Questa volta, i membri della Rosa Bianca rischiarono la vita per distribuire migliaia di volantini in tutta la vasta Germania. Il viaggio di Alexander lo portò a Linz, Vienna e Salisburgo.
La fine della Rosa Bianca
Dopo la caduta di Stalingrado, fu prodotto un sesto volantino. Il 18 febbraio 1943, Hans e Sophie Scholl vennero presi mentre distribuivano questo volantino all’Università di Monaco. Furono arrestati, e iniziò la ricerca di Alexander Schmorell. Con l’aiuto di Lilo Ramdohr e Nikolai Hamazaspian[4], cercò di fuggire in Svizzera con un passaporto falso, ma il percorso era troppo difficile, e ritornò di nuovo a Monaco. Fu arrestato il 24 febbraio 1943, quando un suo amico lo riconobbe in un rifugio antiaereo. Condannato a morte il 19 aprile 1943, fu ghigliottinato il 13 luglio 1943.
La religione nella Rosa Bianca
Sebbene la Rosa Bianca non sia stato un gruppo religioso di per sé, è innegabile che la fede in Dio che questi giovani hanno avuto è stata uno dei motivi principali che li ha portati ad agire con un tale coraggio. Alexander Schmorell era l’unico del gruppo ad essere ortodosso, ma la fede che tutti loro hanno mostrato in ciò che hanno fatto è esemplare. Per quanto il rapporto di Alexander con l’Ortodossia sia stato, in vari libri, interpretato a distanza come semplicemente un modo per lui di rimanere più collegato con il suo patrimonio russo, o un fascino rituale piuttosto che una vera fede, occorre dire invece che egli frequentava le ufficiature ortodosse regolarmente, e, come ha detto il suo amico Lilo Ramdohr, che Alexander era uno che aveva sempre una Bibbia con sé e ha dimostrato un amore per tutta la vita dell’Ortodossia. Nelle sue lettere dal carcere alla sua famiglia, scrive circa l’approfondimento della sua fede, che, sebbene sia condannato a morire, lui è in pace, sapendo che ha servito la verità. Nella sua ultima lettera, scritta poco prima della sua esecuzione, scrisse alla sua famiglia: “Mai dimenticare Dio!”.
Epilogo
Alexander Schmorell fu sepolto dietro il carcere di Stadelheim, nel cimitero di Perlacher Forst. Dopo la seconda guerra mondiale, le forze americane entrarono lì e costruirono una base dietro Perlacher Forst. Quando hanno lasciato il posto nella metà degli anni ‘90, hanno dovuto vendere gli immobili e la proprietà. Uno degli edifici lasciati era una chiesa.
Provvidenza volle che, in quel periodo, la ROCOR era alla ricerca di una chiesa a Monaco. Essi furono in grado di acquistare la chiesa americana, e in questo modo, la famiglia parrocchiale di Alexander Schmorell è ora dall’altra parte della strada dove sono sepolti i suoi resti terreni. Lì egli è raffigurato sull’iconostasi, e si prevede che sia glorificato come un santo insieme ai Neo-Martiri della Russia[5].
Da: http://orthodoxwiki.org/Alexander_Schmorell
Monaco, cimitero di Am Perlacher Forst, celebrazione annuale della panikida
sulla tomba del neomartire Alexander
Intervista rilasciata dall’arcivescovo Mark di Berlino[6] (Chiesa Russa Fuori Frontiera) nel settembre 2007 durante la visita a Orenburg, in occasione del 90° anniversario della nascita di Alexander Schmorell.
In cosa consiste il processo di canonizzazione secondo i canoni della Chiesa, come inizia e in che modo si conclude?
Nella nostra chiesa, la canonizzazione dei santi, in linea di principio, comincia dalla base, vale a dire dal popolo. Il popolo onora un santo. Nella mia diocesi questa questione è stata sollevata dalla gioventù. Dagli studenti. Si sono appassionati al destino di Alexander. Già da lungo tempo. Ho allora proposto la questione al nostro Concilio dei Vescovi. Ho fornito una descrizione della vita di Alexander e della sua fine. Su questa base il Concilio ha deciso che la Diocesi di Germania poteva glorificarlo tra i santi a livello locale. Il tempo è venuto, le altre diocesi potranno fare altrettanto. Il Concilio ha già dato la sua benedizione.
Avremmo potuto procedere immediatamente alla glorificazione. Ma per questo, deve essergli composta un’ufficiatura. È sulla mia coscienza: sono io che devo scriverla. Per molti anni i sacerdoti russi mi hanno “martellato”, mi hanno “assillato”: “Qui abbiamo bisogno dell’Ufficio della santa Granduchessa e martire Elisabetta – perché è tedesca”. Allora ho composto un’ufficiatura che è stata la mia prima esperienza in questo campo. Ora occorre farlo per Alexander. Ma è più difficile. Deve maturare interiormente. Posso dire che l’Ufficio è più o meno pronto, ma deve essere rielaborato. Penso che ora, dopo questa visita, ci sarà un sussulto spirituale e finirò il lavoro.
C’è anche la questione delle reliquie. È molto complicata. E io non so come agire. Qui ci sono due fattori. Il primo è la famiglia, il secondo è l’amministrazione della città di Monaco. Per quanto riguarda la famiglia, il fratello di Alexander – Erich – mi ha chiesto di non occuparmi di questo problema prima della sua morta. Ha detto: “Fate quello che giudicate più utile, ma solo dopo la mia morte”. Ed ha agito in modo molto onesto, perché ha chiesto nel suo testamento di non essere sepolto nella stessa tomba del fratello Alexander. Ma c’è anche la sorella Natasha: abbiamo bisogno del suo permesso. Lei deve inoltre concertare con la città per quanto riguarda l’esumazione. Francamente, non so ancora come ciò avverrà. Ma devo dire che la presenza delle reliquie non è un prerequisito per la santificazione. Quando l’ufficiatura sarà terminata, allora decideremo il giorno, probabilmente la data dell’esecuzione di Alexander. Il giorno prima, sarà celebrato un ufficio di vigilia. Ed il giorno stesso, se le reliquie vengono concesse, saranno portate, un’altra cerimonia avrà luogo e la canonizzazione sarà effettiva. Penso che al massimo in due anni la procedura sarà compiuta.
Questa sarà una canonizzazione locale?
Sì, per la Diocesi della Germania. Poi le altre diocesi potranno riprenderla: il vescovo della tua diocesi, per esempio, potremo inviare una richiesta corrispondente. In futuro, non è esclusa la canonizzazione universale.
Alexander Schmorell è già presente su un’icona nella nostra cattedrale – che è dedicata a “Neo-Martiri e Confessori della Russia”. Sulla iconostasi della cattedrale vi è un’icona in due parti: sulla parte superiore – il trasferimento delle reliquie di San Nicola, e sotto – i santi canonizzati di recente. Ci sono così san Giovanni di Kronstadt ed altri santi, e nella stessa parte – Alexander, il solo senza nimbo, per il momento [l’icona è del 1996].
Cattedrale russa dei Neo Martiri di Russia a Monaco, particolare dell’iconostasi:
Alexander è il terzultimo nella prima fila, l’unico senza il nimbo
Lettere dal carcere di Alexander Schmorell
“Quanto a me, il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione.
San Paolo al suo discepolo Timoteo, durante la sua seconda prigionia, poco prima del martirio
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Monaco, 1 maggio 1943
Miei cari genitori,
Non posso davvero scrivere molto di nuovo: un giorno qui è come tutti gli altri, e il tempo passa molto rapidamente. Caro padre, cara madre, se devo morire ora, dovete sapere che io non ho paura della morte – no, quindi, non vi dovete preoccupare –, so già che una vita migliore ci aspetta e ci riporterà di nuovo insieme. Ciò che è difficile per me è che dovrò essere separato da tutti voi, tutti voi, che ho amato tanto e che mi avete amato così tanto. La prima cosa che sento adesso è come vi ho amati tutti e come, nella nostra separazione, dovrò perdere tutti voi. Provate a superare il dolore di questa perdita, e non dimenticate che è destino che una vita più lunga non fosse stata progettata per me, e che deve arrivare a questo. Sia la volontà di Dio, forse non succederà nulla.
Saluto tutti; i miei più sinceri a tutti! Molti, molti abbracci e baci,
vostro Schurik
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Monaco, 30 maggio 1943
Miei cari genitori,
Non posso riferire nulla di nuovo, tutto è lo stesso di sempre. C’è una cosa, però, che voglio dirvi, in modo che il vostro dolore possa essere un po’ più facile da sopportare. Se dovesse essere respinta la grazia, vi prego di credere che la ‘morte’ non significa la fine di ogni vita, ma in realtà, il contrario – la nascita, il passaggio ad una vita nuova, quella che è meravigliosa e durerà per sempre. La morte in realtà non è niente di terribile. La separazione è molto difficile. Ma lo sarà meno se pensate in questo modo, che non saremo separati per sempre, ma solo per un periodo – come per un viaggio – in modo per noi di incontrarci ancora una volta per sempre e in tutta l’eternità in una vita che è infinitamente più bella di quella attuale, e che non ci sarà fine al nostro stare insieme. Credo questo, e quindi il fardello diventerà senza dubbio più facile per voi. Abbracci e baci,
vostro Schurik
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Monaco, 18 giugno 1943
Miei cari genitori!
Non posso riferirvi nulla di nuovo. Io stesso, sono sano e in un buono stato di mente. Recentemente ho letto qualcosa in un libro molto buono e significativo, che sembra essere molto adatta per tutti voi: “Più grande è la tragedia della vita, più forte deve essere la vostra fede, più sembra che siamo stati abbandonati, con più fiducia dobbiamo capitanare le nostre anime nelle mani di Dio Padre”. E l’abate Teodoro di Bisanzio[7] scrive: “Quindi, ho ringraziato Dio per le mie sventure, e mi sono inchinato io stesso completamente ai giudizi imperscrutabili della Sua Provvidenza, che nel Suo modo benefico, ha già conosciuto, dal momento in cui sono state poste le basi del mondo, il tempo e il luogo della morte di ogni persona”. Questa è praticamente la stessa cosa che ho già scritto. E mi farebbe molto felice, se voi poteste pensare allo stesso modo, si toglierebbe un sacco di tristezza e di dolore per voi. Ma io non sono ancora morto – e così pregate e non rinunciate alla speranza.
I miei più sinceri saluti,
vostro Schurik
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Monaco, 2 luglio 1943
Mia cara, cara Natascha[8]!
Sono sicuro che hai letto le lettere che ho inviato ai nostri genitori, così che sei molto bene informata. Forse ti sarai sorpresa, quindi, quando scrivo che di giorno in giorno divento più calmo dentro, persino allegro e felice, che il mio stato d’animo è, per la maggior parte, migliore di quanto lo fosse in precedenza in libertà! Da dove viene questo? Voglio spiegarti bene questo adesso: tutta questa terribile disgrazia era necessaria per portarmi alla vera via – e per questo, in realtà non era una disgrazia. Soprattutto, sono felice e grato a Dio che ho avuto la possibilità datami per capire verso dove Dio stava indicando e attraverso questo di essere in grado di andare per il giusto cammino. Che cosa sapevo poi sulla fede, della vera, profonda fede, e della verità, e soprattutto, su Dio? Molto poco! Ora, però, sono giunto abbastanza lontano, cosicché nella mia attuale situazione, sono allegro, calmo e fiducioso, qualunque cosa accada. Spero che [tutti] voi abbiate attraversato un simile sviluppo [spirituale], e che voi [tutti] e me insieme – dopo il profondo dolore della separazione – rimaniate nel luogo dove ringraziate Dio per tutto. – Tutta questa disgrazia era necessaria per aprire i miei occhi – non solo i miei occhi tuttavia, ma di tutti noi, tutti noi che siamo stati colpiti con questo, e così, la nostra famiglia. Spero che [tutti] voi abbiate ben compreso il modo in cui Dio stia indicando. Saluto tutti di cuore, ma sei soprattutto tu salutata dal tuo
Schurik
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Monaco, il 13 luglio 1943
Miei cari padre e madre
Ora non sarà altro che questo, e per volontà di Dio, oggi la mia vita terrena sarà portata a una fine per andare in un altra, che non avrà mai fine e in cui tutti noi di nuovo ci incontreremo. Lasciate che questa futura riunione sia vostro conforto e vostra speranza. Sfortunatamente, questo colpo sarà più difficile per voi che per me, perché io vado con la certezza, che nella mia profonda convinzione, ho servito la verità. Tutto questo mi lascia con una coscienza serena, nonostante che sia vicina l’ora della morte. Pensate ai milioni di giovani che hanno perso la vita di fuori nei campi (di battaglia). La loro sorte è la mia. Saluto tutti i miei cari amici dal mio cuore. Soprattutto, però, Natascha, Erich, la tata, zia Tonia, Maria, Alyonushka, e Andrei. In poche ore sarò in una vita migliore, da mia madre[9], e non vi dimenticherò, chiederò a Dio di concedervi conforto e pace. E io vi attenderò! Una cosa, soprattutto, vorrei lasciare questo nei vostri cuori: Mai dimenticare Dio!!!
vostro Schurik
Il professor Huber è con me, e manda i suoi cordiali saluti!
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Ultime parole indirizzate da Alexander Schmorell all’avvocato Siegfried Deisinger:
“Sarai stupito dal fatto che io non sono per nulla tormentato in questo difficile momento, ma devo dire che anche se mi annunciassi che ad esempio al mio posto si dovesse giustiziare la mia guardia, in qualunque caso io preferisco la morte. Sai, io sono giunto alla conclusione che la mia vita doveva concludersi oggi, per quanto possa sembrare prematura. Ho completato la mia missione in questa vita, e non riesco a immaginare che cosa potrebbe occuparmi in questo mondo, anche se adesso fossi liberato”.
da: Igor Chramov, Русская Душа “Белой Розы”, Orenburg, 2001.
Tratto da http://www.katjasdacha.com e http://www.moinillon.net/
Immagini da: http://www.moinillon.net/
[1] Che ha sofferto la passione.
[2] Subumani.
[3] Punizione collettiva.
[4] Nikolai Daniilovich Hamazaspian nel 2007 ha rilasciato (in russo) una lunga intervista sul suo amico Alexander Schmorell, che è possibile vedere su http://www.moinillon.net/post/2007/09/26/Alexandre-Schmorell.
[5] Nel 2007 il sinodo della ROCOR ha approvato la canonizzazione locale di Alexander per la diocesi di Berlino e Germania. Il 13 settembre dello stesso anno, ricorrendo il 90° anniversario della nascita di Alexander, sua eminenza l’arcivescovo Mark di Berlino e Germania si è recato ad Orenburg (città natale di Alexander), per presiedere le celebrazioni in memoria del neomartire.
[6] Di origine tedesca, vladika Mark si è formato alla scuola di san Justin Popovic; è stato, in questi ultimi decenni, uno dei più ardenti sostenitori del ristabilimento della comunione tra la ROCOR ed il Patriarcato di Mosca, lavorando instancabilmente per vedere questo obiettivo realizzato.
[7] San Teodoro lo Studita.
[8] Natascha era la sorella di Alexander.
[9] Si riferisce alla sua madre naturale, morta quando lui aveva due anni.