Martirio dei santi Quirico e Julitta di Tarso

Commemorati il 15 luglio

 

 

I santi martiri Quirico (Cyricus) e Julitta[1] erano originari della città di Iconio, nella provincia di Licaonia in Asia Minore. Santa Julitta discendeva da una famiglia illustre ed era una cristiana. Rimasta vedova presto, crebbe da sola il suo figlio Quirico di tre anni, allevandolo nella fede cristiana. Durante la persecuzione scatenata dall’imperatore Diocleziano, santa Julitta partì dalla città di Iconio con il figlio e due serve affidabili, lasciandosi dietro la sua casa, le proprietà e i servi. Celando il suo rango nobile, si nascose dapprima a Seleucia, e poi a Tarso. Ma intorno all’anno 305 fu riconosciuta, arrestata e sottoposta a processo davanti al governatore Alessandro. Rafforzata dal Signore, senza paura rispose alle domande del giudice, e fermamente confessò la sua fede in Cristo. Il governatore diede ordine di battere la santa con le verghe. Durante i suoi tormenti santa Julitta continuava a ripetere: “Io sono una cristiana, e non sacrifico ai demoni”. Vedendo la madre torturata il piccolo Quirico incominciò a piangere e voleva andare da lei. Il governatore Alessandro cercò di farlo sedere sulle sue ginocchia, ma il bimbo si divincolò e gridò: “Lasciami andare da mia madre, io sono un cristiano”. Il governatore gettò il bambino giù dall’alto tribunale scagliandolo giù per i gradini di pietra. Il bambino colpì la testa sugli spigoli taglienti e morì. Santa Julitta, vedendo il figlio squarciato, rese grazie a Dio che aveva permesso che il suo bambino fosse stato reso perfetto prima di lei, e avesse ricevuto la corona incorruttibile del martirio. Dopo molti crudeli supplizi anche lei rese gloria a Dio col martirio, decapitata con una spada.

Martirio di santa Julitta, frammento di affresco dalla chiesa dei santi Quirico e Julitta in Svaneti, Georgia 1112

Gli originari atti del loro martirio andarono purtroppo perduti già in tempi antichi, sostituiti da passiones leggendarie, alcune delle quali eccedendo in fantasiose digressioni si discostavano a tal punto dal fatto storico da suscitare scandalo presso le comunità cristiane, che ritenevano tale adulterazione opera di sette eretiche. A metà del IV secolo il vescovo di Iconio Teodoro, su richiesta del vescovo Zosimo che lamentava l’esiguità delle notizie autentiche sui due santi, raccolse testimonianze attendibili e documenti intorno al martirio dei due santi; quindi epurata la narrazione degli elementi impropri, inviò un’epistola al confratello insieme alla Passio da lui redatta.

Le reliquie dei santi Quirico e Julitta, vennero ritrovate durante il regno di san Costantino il Grande e sono oggi diffuse in numerose chiese e monasteri per la guarigione e il sostegno dei fedeli. In onore di questi santi martiri venne costruito un monastero vicino a Costantinopoli, e fu costruita anche una chiesa non lontano da Gerusalemme. Nel V secolo alcune reliquie vennero traslate a Marsiglia nell’abbazia di Saint Victor, e in seguito trasferite a Roma antica dove san Vigilio dedicò loro una chiesa, collocandole sotto l’altare ove riposano ancor oggi. Altre reliquie furono portate presso la cattedrale di Nevers in Francia e a Wavre in Belgio. Altre ancora sono venerate nella chiesa del paese di San Chirico Raparo (prov. di Potenza) ivi traslate dall’antico monastero ortodosso di Sant’Angelo.

Dalla vasta gamma di icone greche, russe e di altre tradizioni, i santi Quirico e Julitta sono onorati da molti cristiani in tutto il mondo. Nel 1968 a Siderokastro, in Grecia, è stato fondato un monastero loro dedicato, dove attualmente vivono 55 monache.

Preghiamo i santi Quirico e Julitta per la felicità delle famiglie e la guarigione dei bambini malati.

La Chiesa Ortodossa celebra la loro memoria il 15 luglio, il Martirologio Romano li ricorda il 16 giugno.

 

 

 

Martirio di san Cirico, e di santa Giulitta madre di lui

descritto da san Teodoro vescovo d’Iconio

in una sua lettera ad un altro vescovo, che l’aveva richiesto di ciò.
 

(A.D.S. 304)

 

I. La vostra venerabile pietà con sue lettere da me, come è dovere, pregiatissime si degnò di richiedere da me piccolo ed umilissimo suo servo, che l’informassi del celeberrimo martirio, e decantato da per tutto degl’illustrissimi martiri Cirico, e Giulitta sua madre: e che le scrivessi, se qui in Iconio, dove, per quanto è fama, ebbero i natali i predetti martiri, si conservassero gli originali autentici degli atti del loro martirio; come le pareva verisimile per esser questa la patria di loro, e dal martirio di loro molto illustrata. Ella mi scrisse inoltre nella sua lettera, che negli atti, che vanno attorno comunemente del martirio di questi martiri, vi ha ravvisate alcune espressioni altiere, e temerarie, e improprissime della cristiana umiltà e semplicità, e alcune inezie e frascherie lontane affatto, e aliene dalla maestà, e santità della nostra religione: e in ultimo mi comanda, che io le risponda, e la soddisfaccia di queste sue richieste. Subitoche ebbi ricevute, e lette le vostre sante lettere, con molta sollecitudine, e diligenza mi misi all’esecuzione de’ vostri comandi; e primariamente lessi, e rilessi più volte attentamente con molta riflessione gli atti da voi indicatimi come sospetti dei santi martiri Cirico, e Giulitta madre di lui. La censura fatta da voi a questi atti, Padre santissimo, e sacerdote venerabilissimo, secondo che a me pare, è ragionevole, e giustissima, e fermamente cotesti atti sono contaminati, e guasti, come voi dite. E qual uomo savio, e veridico potrebbe da senno narrare ciò, che quivi è scritto, delle voci gracidanti delle ranocchie, e delle cornacchie. Se non m’inganna il pensiero, cotali scempiaggini sono ritrovamenti ridicoli di qualche Manicheo, o di qualche altro eretico, che avesse imbevuta la mente di dogmi perversi, e contrarj a quelli della chiesa cattolica; il quale maliziosamente ha inserite si fatte cose negli atti de nostri martiri, per mettere in deriso e in burle, e in dispregio ludibrioso il più gran mistero della cristiana pietà. Con tutte le ricerche diligentissime fatte da me, non mi è stato possibile il trovar qui altri atti, o altre memorie scritte di questi martiri. In difetto di questi cominciai a domandare alcuni cittadini di qui, che sono delle più nobili, e cospicue famiglie di tutta l’Isauria, per sentire, se eglino per tradizione de loro antenati avessero qualche contezza di questi martiri, onde poter trarre, e stabilire qualche sicura memoria del loro martirio. 

II. Marciano dunque uomo chiarissimo, e assai religioso, e stato già tribuno de’ notari, e cancelliero di Giustiniano imperatore, allora quando prima dell’imperio egli aveva il comando delle truppe; e Zenone uomo sapientissimo, e stato assessore, o sia consigliero, m’hanno de nostri martiri riferite le cose, che ora scriverò, e eglino le avevano sentite raccontare da alcune persone nobilissime, e patrizie, e testimonj meritevoli d’ogni credenza. Questi autorevoli testimonj dicevano d’aver avuta infra loro antenati una martire chiarissima splendore della loro famiglia, la quale anche al tempo di questa martire era delle più principali famiglie della Licaonia. Dicevano, che il nome della martire era Giulitta, e che fu donna di vita sempre integerrima, e santissima, e che ogni anno con rito solenne essi ne celebravano la memoria, per onorare il Signore, e per conservar sempre viva ricordanza di questa pregevolissima con decorazione della loro prosapia. Questa Giulitta benché nobilissima, e di sangue reale, e sommamente delicata, veggendo infierire semprepiù la persecuzione mossa contro i cristiani, ed essendo conte della Licaonia Domiziano uomo crudelissimo, e inumano, e rabbioso, e sitibondo piucche non potrebbe credersi del sangue cristiano, questa Giulitta dico con due sue serve, e con un suo figliuolino di tre anni, che era il nostro Cirico martire invitto, se ne fuggì d’Iconio, ov’era nata. Abbandonata così la patria, e tutte le terrene sostanze, di che era fuor di modo ricchissima, andò a Seleucia; e qui trovò le cose de cristiani vieppiù turbate, e viepiù doloroso, e compassionevole lo stato loro. Era a quel tempo presidente di Seleucia un Alessandro, il qual poco prima aveva ricevuto l’editto dell’imperatore Diocleziano, nel quale si comandava, che tutti coloro, i quali ricusassero di sacrificare agl’idoli, che essi da sacrilega opinione mossi riguardavano come divinità, fossero con ogni maniera di tormenti straziati. A santa Giulitta risovenne di quello, che è scritto ne libri del Signore là, dove si legge: date luogo all’ira[2]; e parendole presunzione l’esporsi a tanti pericoli, quali, e quanti quivi vedeva essere, giudicò di dover tostamente partire, e fuggì ancor di qua, e venne a Tarso, che è la principale città della prima Cilicia. Come se si fossero prima fra loro di ciò convenuti, pervenne nel tempo stesso in Tarso il crudelissimo Alessandro, il quale avvanzava d’assai in molte maniere la barbarie inumana di Diocleziano conte della Licaonia. Fu incontanente presa prigione la vincitrice martire Giulitta, che tenevasi fra le braccia stretto al seno il suo figliuolino Cirico, il quale, comeche di età così tenerella, era già eletto da Dio a suo martire. Arrestata che fu Giulitta da soldati, le serve l’abbandonarono, e presero la fuga: e poi celatamente tornate, seguirono la padrona al tribunale del tiranno, e furono spettatrici e testimonie de’ tormenti, della costanza e della vittoria della loro padrona. Fu ella rappresentata al tribunale di Alessandro, e domandata da lui del nome, della condizione, e della patria sua; ed ella con animo e con viso punto non ismarrito o turbato, ma pieno di coraggio e di fermezza rispose al giudice; né altro di se volle manifestare, che quella condizione, e qual grado, in cui l’aveva costituita la fede in Gesù Cristo, e altro non disse, se non se, io sono cristiana.

 

Duomo di Monreale, i santi Quirico e Julitta

 

Santa Julitta sottoposta alle battiture,

manoscritto francese del XIV secolo

III. Si accese Alessandro d’incredibile sdegno per questa libera confessione di Giulitta, e comandò, che le fosse strappato dal seno il figliuolino, perciocché era assai bello e vezzoso, e la sua età di tre anni assicurava il barbaro giudice, di non poter esso avere i sentimenti della madre, e a cagione della infantile età era impossibile, che nulla sapesse, o avesse potuto imparare della religione cristiana; e ordinò, che a se recassero il bambino, e che la madre fosse spogliata e distesa, e battuta con crudi nervi senza alcuna misura e pietà. Il figliuolino resistette quanto poté, per non lasciarsi togliere dal seno materno, e distaccatone a forza, mentre il carnefice presentava al pretore, egli colla faccia stava rivolto alla madre, e lei riguardava ansiosamente, e per quanto poteva colle mani, e colla persona si distendeva verso di lei, a lei anelava, e faceva ogni sforzo per tornare a lei. Frattanto i carnefici con orribili battiture straziavano Giulitta, la quale in tanto barbara carneficina altro non diceva, se non se d’esser cristiana, e che non sarebbe mai, che ella sacrificasse ai demonj: e stavasi ferma e tranquilla senza dar segno di dolore, o di noja di tante e sì spietate battiture, come se fosse una statua insensibile: e di quando in quando andava ripetendo ciò, che di sopra è detto.

Il pretore frattanto preso nelle sue braccia il fanciullino, l’accarezzava, e vezzeggiando amorosamente; e posatoselo in grembo voleva baciarlo. Ma il fanciullino non volle mai riguardare il presidente, né mostrò mai di gradire i suoi vezzeggiamenti, e teneva sempre rivolti gli occhi alla madre. E quando costui il volle baciare, mostrò d’averlo a schifo sommamente, e sempre rivolgeva sdegnosetto il volto da lui, e colle piccole manine teneva lungi dal suo viso l’impure labbra del pretore: e poi infierito piuche mai, colle sue unghie cominciò a sgraffiarlo in faccia, e co’ piedini a tempestarlo di calci, che se non offendevano il tiranno, pure il crucciavano: all’ultimo poi qual piccola Tortorella, che prima del tempo abbia oppresi dalla pietosa madre i nativi suoi gemiti fedeli, subitamente, e improvvisamente snodò la lingua, e mandò fuori le prime sue voci a quelle della madre conformissime, e disse spedito, e chiaro: io sono cristiano. E in ciò dire cominciò con molta furia a trarre de calci senza posa, e a dare tutti i segni d’ira, e di rabbia; che sono usi i bambini di tale età dimostrare, quando sono tutti compresi, e agitati dalle predette passioni. Fremette di furore, e di rabbia a queste cose quella fiera selvaggia, che altro che una fiera selvaggia non può chiamarsi un sì fatt’uomo, che non seppe ne comportar con pazienza, ne perdonare gl’innocenti, e amabili trasporti d’un fanciullino di tre anni, che dovea piacere, e riscuotere tenerezza, e amore, ancorche si mostrasse e ingiurioso, e rabbiosetto. Prese il furibondo pretore il fanciullino pe’ piedi; l’avventò con impeto, e furore dall’alto del suo soglio in terra: il piccolo martire in cadendo percosse col capo nell’angolo d’uno de’ gradini del tribunale; e la percossa fu tale, che gli s’infranse la testa, ne uscì il cervello, e versò per ogni parte sangue in gran copia, e di presente si morì. Così questo celeste bambinello confessò Gesù Cristo, così consumò il suo martirio, così rese l’innocente sua anima nelle mani d’Iddio: dache è scritto: le anime de giusti sono d’Iddio[3]. Santa Giulitta com’ebbe veduto questo barbaro spettacolo, tutta compresa, e soprafatta d’un godimento infinito con lieta voce, e pietosamente rivolta al cielo disse: io vi ringrazio, o Signore, perché fino a tal tempo avete indugiata la mia morte, ond’io abbia potuto vedere il caro mio figlio prima di me per amor vostro estinto, e consunto, e prima di me a mio conforto immenso degnato vi siete di chiamarlo a voi, e di metterlo al possesso eterno dell’immarcescibile corona.

 

 

 

 

 

 

 

 

Martirio dei santi Quirico e Julitta

Monastero di Decani, martirio dei santi Quirico e Julitta

  

IIII. Della pietosa sorte del fanciullino sentì compungnersi il cuore a tenerezza, ne sospirò, ne pianse anche il giudice, anzi il carnefice inumanissimo; ma questa stessa compassione il riaccese in più ferino odio, e furore contro alla madre; e fremendo comanda a manigoldi, che la sospendano in alto sull’eculeo, che tutti gli lacerino i fianchi cogli uncini, e che fatta squagliar della pece quella liquefatta in gran copia le versassero sopra i piedi. Fece appresso, che un publico banditore ad alta voce gridasse, e le diceste: Giulitta abbi di te pietà: sacrifica agli dei, e liberati così da tanti tormenti, acciocche, come il tuo figliuolo, tu non finisca miseramente di morte crudele, e infame. Ma Giulitta fu sempre immobile e fermissima nel santo suo proponimento: intrepida, e tranquilla sostenne ogni strazio, e crudeltà; e lieta esclamava, e diceva: io adoro Gesù Cristo Unigenito Figliuolo d’Iddio, pel quale ha il Padre create tutte le cose: io altro non desidero, che di presto ricongiungermi all’amato mio Cirico: altro non voglio, altro non procaccio, altro non bramo, che d’esser col figliuol mio, bearmi con lui in cielo, e essere a lui compagna nel Paradiso in sempiterno.

Il fiero giudice bestialissimo oltrepassò ogni legge, ogni limite, ogni moderazione in tormentarla; ma tutto fu vano: e ultimamente con infinito suo cruccio veggendo, essere la costanza di Giulitta immobile, e fortissima contro ogni sforzo, e attentato, pronunziò contro di lei la sentenza capitale, e comandò, che fosse decollata, e che insieme col cadavere del figliuolo fosse gittata al luogo infame de giustiziati. I carnefici dunque gittatale una corda al collo, e messole un morso alla bocca, così legata la condussero al consueto luogo dell’ultimo supplizio. Pervenuta Giulitta a questo luogo, pregò i carnefici a sospendere l’esecuzione della sentenza per briev’ora, finche ella umilmente porgesse al sommo Iddio, che solo è buono[4], l’ultime sue preghiere. Si piegarono i carnefici a questa richiesta della martire, e le concederono piccolo spazio di tempo per orare. Giulitta s’inginocchiò divotamente, e orò, e disse: io vi ringrazio, o Signore, quanto più posso, perche con dolcissima misericordia degnato vi siete, di raccogliere a voi prima di me l’unico amatissimo figliuol mio, e partendolo da questa misera ingannevol vita mondana, collocato l’avete insieme co’ vostri santi nella vita immortale e eterna a gloria del vostro nome santissimo, e tremendo; deh ora vi degnate in simil guisa di chiamare me ancora inutile vostra serva, ed indegna: fate, che io sia trovata meritevole di quel bene immenso, grandissimo, divino, che preparato avete in eterno ai vostri amatori fedeli; e vi compiacete d’annoverarmi per somma grazia, e accompagnarci a quelle vergini prudenti, che da voi sono introdotte, e beatificate nel celeste immacolato talamo della gloria sempiterna: quivi lo spirito mio ami, lodi, e benedica il Padre vostro Iddio, e conservatore di tutte le cose, e Creatore dell’universo, e con Lui, e con Voi il Santo Spirito ne secoli. Amen. Appena la martire ebbe proferito Amen, che il carnefice ebbe già vibrato il colpo, ed ebbela decollata, e il corpo di lei fu gittato fuori della città al luogo infame, ove poco prima avevano gittato il piccolo corpicciuolo del figliuolo di lei Ciriaco a lei premorto.

V. Sia l’invitta martire Giulitta, che l’inclito, e ammirabilissimo figliuolo di lei Cirico consumarono il loro martirio il dì 16 di Luglio. Il giorno appresso di notte le due serve di Giulitta ricordate di sopra presero nascostamente i cadaveri e della madre, e del figliuolo, e allontanatigli dal luogo infame, gli seppellirono in un campo fuori della città di Tarso. Una di queste serve sopravvisse fino al tempo del religiosissimo imperatore Costantino, quando per misericordia del Signore venne a diffondersi per tutto il mondo con quiete l’evangelica verità, e la Chiesa di Gesù Cristo si vide in pace e in libertà dalle oppressioni degli empj, e la presata serva scoperse ai cristiani il luogo, ove giacevano le reliquie di san Cirico, e di santa Giulitta madre di lui; e i fedeli cominciarono subito ad onorare divotamente quel santo luogo, e a propria diffesa, e salute a procacciarsi qualche parte delle reliquie de martiri, e a frequentare e ricorrere con gran fede a quel sepolcro, e all’intercessione de’ nostri martiri ne loro bisogni.

VI. Ecco il ragguaglio sincero e verace degli atti di questi nostri martiri, che io con molta attenzione e disamina ho raccolto, e disteso per ubbidire al vostro comandamento, e per soddisfarvi delle vostre religiosissime domande. Voi procurate di farlo custodire, e mantenere senz’altra aggiunta ad uomini discreti fedeli, i quali la predichino, come è qui scritto, e ne tramandino a tutti la memoria, sicche sia con ragione riputata, e creduta con rispetto e venerazione la verità; e per questo modo restino screditati, e dimentichi que’ libercoli, che vanno attorno, pieni di aperte, e ridicolose menzogne; e sola si sappia, e si creda la verità a gloria del Signor nostro Gesù Cristo. Cui insieme col Padre, e collo Spirito Santo sia lode, e onore ne’ secoli de’ secoli. Amen.        

Da: ATTI SINCERI De primi martiri della chiesa Cattolica. Raccolti dal P. RUINART e tradotti nella lingua Italiana con prenotazioni e note da F. M. LUCHINI. Tomo III, ROMA MDCCLXXVIII, 338-345.

 

 

Urna reliquiario dei santi Quirico e Julitta a Wavre in Belgio

 

 

Tropario – Tono 4

La beata Julitta, pecorella razionale di Cristo agnello di Dio, con san Quirico, suo figlioletto di tre anni, si trovava presso la sede del giudizio, dove con autorità e grande audacia hanno proclamato la vera fede dei cristiani. In nessun modo hanno temuto le minacce dei tiranni, ed ora in Cielo, indossando corone preziose, entrambi gioiscono stando innanzi a Cristo nostro Dio.

Kontakion – Tono 4

Come martire di Cristo Dio, la casta Julitta, reggendo Quirico tra le nude braccia, grida nella lotta con coraggio virile e gioia senza confini: Tu sei la forza dei Martiri, o Cristo Dio mio.

 

 

Immagini:

http://www.oca.org/FSlives.asp

http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Martyrdom_of_St._Julietta_(Georgia._1112).jpg

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/39/QuricusJulietIconLife.jpg

http://www.traditioninaction.org/religious/c007rpStCyricus.html

http://it.wikipedia.org/wiki/File:JulitaQuiric.jpg

http://www.srpskoblago.org/Archives/Decani/exhibits/Menologion/July/CX4K3235_l.html

http://www.christopherklitou.com/icon_15_july_julitta_cerycus.htm


[1] Da non confondere con l’omonima martire di Cesarea, celebrata da san Basilio in un’omelia, la cui memoria cade il 31 luglio

[2] Romani 12, 19.

[3] Sapienza di Salomone 3, 1.

[4] Cfr. Marco 10, 18; Luca 18, 19.

 

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