Passione di San Vittore
Act. Sanct. Mai II, 288-90 [BHL 8580]
Traduzione e note di E. M. © Tradizione Cristiana – aprile 2011
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Milano, San Vittore in ciel d’oro, i santi Felice, Vittore e Nabore, mosaici del IV secolo
1. Quando l’empio Massimiano governava come imperatore ci fu una grande persecuzione dei cristiani nella città di Milano[1]. Vi era lì un soldato di nome Vittore, Mauro[2] di stirpe, che era molto noto all’imperatore.
Allora i suoi ministri presentarono una relazione all’imperatore dicendo: “O Clementissimo Signore e Imperatore, Vittore il Mauro è diventato un cristiano e bestemmia contro i nostri dèi, dicendo che sono demoni”.
L’imperatore adirato ordinò che Vittore venisse condotto davanti a lui, e gli disse: “Vittore mio soldato, che cosa pensi che ti sia mancato che sei diventato un cristiano?”.
Vittore rispose: “Io non sono diventato cristiano di recente, ma lo sono stato fin dalla mia giovinezza”.
L’imperatore Massimiano disse: “Allora, come chiaramente dici, sei un cristiano?”.
Vittore rispose: “Certamente io sono un cristiano, e adoro Gesù Cristo, il Figlio del Dio vivente, che è nato dalla Vergine Maria. Credo nel mio cuore, e non smetto mai di lodarlo con la mia bocca”.
Allora l’imperatore Massimiano, pieno di rabbia, ordinò che fosse gettato nel carcere, che era vicino al Circo e sul percorso per Porta Ticinese, e che fosse ben custodito, dicendo a lui: “Va, Vittore, pensa a te stesso su come sfuggire quelle terribili torture che ti lacereranno tremendamente, a meno che non offri il sacrificio”.
Così fu mandato al carcere e vi trascorse sei giorni, e l’imperatore ordinò che non gli venissero dati né pane né acqua. Il settimo giorno l’imperatore Massimiano ordinò che venisse preparata per lui una tribuna nell’ippodromo del Circo, e che san Vittore gli venisse condotto. E gli disse: “Che c’è, Vittore, che cosa hai deciso circa la tua salvezza?”.
San Vittore rispose: “Cristo è la mia salvezza e la mia forza[3]. Sono nutrito dallo spirito di Colui che ho ricevuto nel mio corpo[4]”.
La torre del carcere del circo di Massenzio a Milano, ora campanile di San Maurizio al Monastero Maggiore.
2. Allora l’imperatore Massimiano pieno di rabbia ordinò che fossero portati dei bastoni, e che Vittore venisse steso e picchiato sotto i suoi occhi. Comandò che i torturatori dovessero andare oltre il terzo grado di tortura, e dovessero gridargli: “sacrifica agli dèi che l’imperatore e tutti quanti adorano”.
Dopo che Vittore fu picchiato l’imperatore ordinò che fosse rimesso in piedi, e gli disse: “Vittore, ascolta il mio consiglio, sottomettiti e servi questi dèi: perché nessuno li può servire meglio di te, tanto più che sei distinto dai tuoi capelli grigi”.
San Vittore rispose: “Il beato Davide, re e profeta, insegna: "Tutti gli dèi delle nazioni sono demoni, ma il nostro Dio ha fatto i cieli"[5]: se, quindi, sono chiamati demoni fin dall’inizio, come posso io adorarli?”.
Allora l’imperatore Massimiano gli disse: “Ecco, ti do il grado di magister militum[6], molto oro e argento, persone del seguito e beni, solo sacrifica agli dei che noi adoriamo”.
Vittore rispose: “L’ho già detto, e lo ripeto: io non sacrifico ai demoni, ma offro me stesso come sacrificio di lode a Dio[7]: perché sta scritto: "tutti coloro che sacrificano ai demoni[8] e non a Dio saranno distrutti"”.
Allora Anolinus consiliarius dell’imperatore disse: “Vittore, ti sono state promesse ricompense dal clementissimo imperatore: perché non sacrifichi agli dèi che l’imperatore adora, ai quali egli inchina il capo?”.
San Vittore rispose: “Io non accetto la ricompensa promessa da voi[9], ma ogni giorno ricevo la forza dal mio Dio”.
Porta Romana, Giovanni Antonio Castiglioni,
Mediolanenses antiquitates, Pietro Vander, Leiden 1704
3. Allora, adirato, l’imperatore Massimiano ordinò che fosse gettato nuovamente in prigione, nel carcere vicino alla Porta Romana.
Dopo che fu lì per tre giorni l’imperatore ordinò che fosse portato via dalla prigione, e gli disse: “Vittore, sacrifica a questi dèi cui una vera divinità dimostra essere loro dei”.
San Vittore rispose: “Io non sacrifico agli dèi pagani: perché sarebbe una vergogna per me lasciare quello che ho appreso nella santificazione del mio battesimo, anche se in una situazione di necessità e sotto la costrizione di un uomo cattivo, come te. Non lo farò. Fa’ quel che vuoi fare, perché so che chi combatte a mio favore è più forte di te”.
Allora l’imperatore Massimiano e il suo consiliarius Anolinus ordinarono che fossero portati i bastoni, e Vittore fosse steso. Ordinarono che i torturatori dovessero andare oltre il quinto grado di tortura, e dovessero gridargli: “sacrifica agli dèi a cui l’imperatore e tutti rendono culto”.
Allora san Vittore, pur essendo nel mezzo della sua pena, non mostrò alcun sentimento di dolore, ma così pregò il Signore, dicendo: “Signore Gesù Cristo, dal cui pane sono nutrito oggi, mio re e mio Dio, aiutami in mezzo a queste torture”.
Allora l’imperatore Massimiano gli disse: “Vittore, prenditi pensiero per la tua vita e sacrifica agli dèi che tutti adorano. Perché giuro per gli dèi, per il mio bene e per il governo dello Stato che, a meno che non sacrifichi, attraverso varie punizioni io ti farò esalare l’ultimo tuo respiro. E non sperare sul fatto che, essendo stato punito da me, i cristiani faranno del mio servo uno dei loro martiri: perché ordino che il tuo corpo sia gettato dove non verrà mai trovato”.
San Vittore rispose: “Non sacrifico: fa’ quello che ti sembra meglio: non farai esalare il suo ultimo respiro ad un tuo servo come hai detto, ma a un servitore di Cristo”.
Allora l’imperatore Massimiano, adirato perché Vittore aveva risposto in questo modo, ordinò che fosse di nuovo gettato nel carcere vicino alla Porta Romana, e che le sue gambe fossero stese a parte su una lastra.
Ravenna, S. Apollinare Nuovo, i santi Nabore e Felice
4. Quando Vittore fu fatto uscire fuori da lì, il consiliarius Anolinus inviò messaggeri dicendogli: “Andate e dite a Vittore: "Uomo, hai mal rinunciato alla speranza della tua vita, prenditi pensiero per la tua sicurezza, e non provocare ulteriormente il tuo imperatore adirandolo. Ascolta il mio consiglio, sacrifica ai nostri dèi e chiedi all’imperatore qualunque onore tu desideri: per gli dèi e il bene dell’imperatore si stanno preparando molti tormenti per te"”.
San Vittore disse a quelli che erano andati da lui: “Andate e dite ad Anolinus: Non sacrifico agli dèi dei pagani, perché la Scrittura ci insegna che tutti coloro che adorano idoli e li glorificano nelle loro statue saranno distrutti. Io adoro il Dio vivo e vero[10] che io possa vivere per sempre”.
Quando questo fu riferito ad Anolinus che lo riferì anche all’imperatore, entrambi furono molto adirati.
Il giorno dopo l’imperatore Massimiano ordinò che fosse portato fuori di prigione, e Anolinus gli disse: “Il tuo cuore è così ostinato che non ascolti i comandi dell’imperatore e sacrifichi?”.
San Vittore rispose: “Io non sacrifico a dèi che sono immondi e insensati”.
Allora l’imperatore ordinò che ogni tipo di strumento di tortura fosse portato davanti a lui, e gli disse: “Vedi, Vittore, quali grandi tormenti ti attendono se non sacrifichi?”.
San Vittore rispose: “Quei tormenti che si desidera infliggere su di me non sono nulla: ma maggiori tormenti saranno preparati per te dal mio Dio nel giorno del giusto giudizio”.
Allora l’imperatore Massimiano, prendendo a male che Vittore lo avesse apertamente insultato, recò l’ordine che gli venisse portato innanzi piombo, venisse fuso, e fosse riversato su tutto il corpo di Vittore. E mentre veniva coperto in questo modo, Vittore pregava così il Signore, dicendo: “O Signore Gesù Cristo, per il cui nome ho sopportato queste cose[11], aiutami e liberami, così come liberasti sani e salvi i tre fanciulli in mezzo alla fornace ardente, e confondesti il tiranno[12]: in tal modo invia un aiuto al tuo servo e liberalo, per la vergogna di Massimiano e dei suoi lacchè”. E subito apparve un angelo del Signore che rese il piombo freddo come acqua di sorgente, e non bruciò nessuna parte del corpo di Vittore. Poi, tendendo le mani, il beato Vittore rese grazie al Signore, dicendo: “Ti ringrazio, Gesù Cristo, Figlio del Dio vivente, che ti sei degnato di avere pietà del tuo servo, e hai inviato il tuo santo angelo che ha raffreddato il piombo e lenito con l’unguento della tua misericordia le ferite che il malvagio Massimiano mi ha inflitto”.
Allora Massimiano e tutti coloro che erano presenti rimasero stupiti del fatto che il corpo di Vittore non fosse stato bruciato. San Vittore poi disse: “Ti ringrazio, Signore Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo[13], che hai raffreddato il piombo e mi hai consentito di superare le terribili torture, non permettere, ti prego, che io sia vinto da quegli uomini”.
Porta Vercellina in fase di demolizione, nel 1898
5. Allora l’imperatore Massimiano ordinò che venisse portato alla Porta Vercellina: e mentre attendevano i comandi dell’imperatore si fermarono lì. Allora i soldati che erano a guardia di san Vittore si addormentarono, e rialzatosi Vittore fuggì e si nascose in una stalla di fronte al teatro. Allora i soldati si alzarono e lo inseguirono, e trovarono una donna sola che interrogarono, chiedendole: “Non hai visto un uomo dai capelli bianchi con i vestiti strappati passare per questa strada?”.
La donna rispose, e disse: “Ho visto un uomo dai capelli bianchi con vesti strappate fuggire per questa via”.
Allora i soldati continuarono il loro inseguimento lungo la suddetta strada dopo le scuderie, e arrivarono davanti al teatro, ed entrando nelle scuderie trovarono san Vittore nascosto di fronte ai cavalli. Allora i soldati lo assalirono e lo portarono fuori. Quando Massimiano seppe che Vittore era fuggito si adirò con i suoi soldati, e ordinò che altri soldati lo portassero fuori della città in un luogo chiamato il Giardino di Filippo. L’imperatore stesso camminava nell’ippodromo del circo, e inviò messaggeri a Vittore, dicendo: “Andate e riferite a Vittore: "hai disperato per la tua vita, e non sei disposto a offrire il sacrificio: per gli dei, se non sacrifichi io ti condanno alla pena di morte"”.
A questi Vittore rispose: “Andate e riferite al vostro imperatore: "fa rapidamente ciò che stai per fare, perché voglio ricevere la mia ricompensa da Dio, la ricompensa per la quale ho subito queste cose, e per cui è giunto il momento: se questo piace a Colui che mi ha dato la mia anima e lo spirito"”.
Allora l’imperatore Massimiano ordinò che fossero chiamati i suoi servi, e comandò loro che Vittore venisse portato in un piccolo bosco chiamato ad Ulmos[14], dove l’imperatore aveva un giardino, e che lì fosse decapitato. E quando san Vittore fu portato lì, disse ai soldati che lo stavano scortando: “Dite all’imperatore Massimiano che quest’anno morirà, e che quando lui sarà morto nessun sepolcro lo accoglierà a meno che le sue gambe non siano spezzate”.
Quando ebbe detto queste cose raggiunsero il luogo, e Vittore pronunciò un’orazione, dicendo: “Ti ringrazio, Signore Gesù Cristo, che non mi hai separato dai tuoi santi, i miei concittadini, Nabore e Felice[15]. Ti benedico e Ti ringrazio per sempre. Amen”.
Quando l’orazione fu completata la sua testa fu tagliata da un servo.
Navata di destra della Basilica di Sant’Ambrogio a Milano,
sarcofago tardo-antico dei santi Nabore e Felice, risalente al secolo VI o VII
6. Allora l’imperatore ordinò che nessuno dovesse seppellire il suo corpo, in modo che fosse divorato dagli animali selvatici. Sei giorni dopo, l’imperatore inviò il suo quaestor con soldati, per vedere se era stato mangiato dalle bestie e dai serpenti. Essi andarono e trovarono il corpo di Vittore intatto, in nessuna parte danneggiato, e due bestie di guardia, una alla sua testa e l’altra ai suoi piedi. Tornarono e riferirono all’imperatore. Allora l’imperatore ordinò che il corpo dovesse essere sepolto. Dopo che fu data l’autorizzazione a seppellire il martire, il santo e beatissimo vescovo Materno andò per esso, e trovò due bestie, una di guardia alla sua testa e l’altra di guardia ai suoi piedi. Il corpo stesso si trovava come era stato lasciato alla medesima ora dell’esecuzione. Ma le bestie, quando videro il santo vescovo Materno, cedettero il passaggio, fintanto che erano rimaste lì il corpo era stato protetto. Materno avvolse il cadavere nel lino, lo portò non lontano dal piccolo boschetto, e lo seppellì in pace.
Poi Anolinus il consiliarius ordinò che tutti gli exceptores[16] nel palazzo fossero presi, e li fece giurare sui loro dèi che, se qualcuno di loro aveva qualche documento scritto non lo avrebbero dovuto nascondere. Allora tutti giurarono sugli dèi e per la salvezza dell’imperatore che nessuno ne avrebbe nascosti, e tutti i documenti gli furono portati innanzi, e Anolinus li fece bruciare di fronte a sé da un servo. Ciò diede grande soddisfazione all’imperatore.
San Vittore venne decapitato l’8 maggio[17], e sepolto dal vescovo san Materno il 14 maggio[18], regnando il nostro Signore Gesù Cristo con il Padre e lo Spirito Santo, in eterno e per sempre. Amen.
Milano, chiesa di san Vittore al corpo, l’urna contenente il corpo del martire
Tropario[19] dei martiri Vittore, Felice e Nabore
Un chicco di senapa sono i nostri martiri Felice, Nabore e Vittore. Essi avevano il profumo della fede, ma nessuno li conosceva. Venne la persecuzione, deposero le armi, piegarono il capo, e, fatti a pezzi dalla spada, sparsero per i confini di tutto il mondo il fascino del loro martirio.
Milano, Basilica dei santi Nabore e Felice,
i reliquiari che contengono le teste dei due martiri
* * *
Gloria a Dio!
Immagini:
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/89/San_Vittore_in_Ciel_doro_rit..jpg
http://it.wikipedia.org/wiki/File:Torre_del_Circi_di_Massimiano_Milano.jpg
http://it.wikipedia.org/wiki/File:Vercellina01.jpg
http://www.comunicare.it/ofmcap/luoghi/nabore.htm
[1] Massimiano fu proclamato co-imperatore da Diocleziano ed elevato a cesare nel luglio del 285, a Milano, città che diventa una delle sedi principali dell’Impero. L’editto della grande persecuzione contro i cristiani fu emanato da Diocleziano nel 303.
[2] Maurus, nome latino di origine etnica, significa “appartenente al popolo dei Mauri”, che abitavano la regione africana chiamata Mauretania, che si estendeva dall’attuale Algeria e giungeva fino al Marocco e alla parte settentrionale della Mauritania. Probabilmente i Romani diedero loro questo nome a causa del colore scuro della carnagione, infatti, amauros in greco significa “moro, scuro”. È però possibile che la denominazione derivi invece dal fenicio mauharim che significa “occidente”, termine con il quale i Cartaginesi definivano le popolazioni che vivevano nell’Africa occidentale. (Cfr. wikipedia)
[3] Cfr. Isaia 12, 2.
[4] Cfr. I Giovanni 3, 24.
[5] Cfr. Psalmo 95, 5 (LXX).
[6] Grado usato nel tardo Impero romano entrato in uso dalla fine del regno di Costantino I e poi evolutosi con Teodosio I. Era l’equivalente romano del generale di corpo d’armata. (Da wikipedia)
[7] Cfr. I Corinzi 6, 20.
[8] Cfr. I Corinzi 10, 20; cfr. Apocalisse 9, 20.
[9] Cfr. Ebrei 11, 26.
[10] Daniele 12, 25 (LXX).
[11] Cfr. Apocalisse 2, 3; II Timoteo 2, 3.
[12] Cfr. Daniele 3.
[13] Efesini 1, 3.
[14] Agli Olmi.
[15] I due martiri dovevano aver sofferto la passione poco tempo prima di Vittore; il Martirologio Romano, che pone la loro memoria al 12 luglio, così li ricorda: A Milano, i santi Nabore e Felice, martiri, che, soldati provenienti dalla Mauritania, nell’odierna Algeria, si narra che abbiano patito a Lodi il martirio durante le persecuzioni e siano stati poi sepolti a Milano.
[16] Gli scribi addetti alla redazione degli atti pubblici.
[17] Octavo Idus Maias, giorno in cui ancora oggi viene celebrata la memoria del santo martire; il Martirologio Romano così lo ricorda: A Milano, commemorazione di san Vittore, martire, che, di origine mora, mentre era soldato nell’esercito imperiale, all’imposizione da parte di Massimiano di sacrificare agli idoli depose le armi e, condotto a Lodi, morì decapitato con la spada.
[18] Pridie Idus Maias.
[19] Il testo è un elogio celebrativo dei tre martiri composto da sant’Ambrogio nel Commento all’Evangelo di Luca.